Data Revisione: 03 Settembre 2010.
Organizzazione degli Individui in Gruppi.
Di volta in volta, a seconda dei nostri scopi, possiamo considerare gli esseri umani in due modi:
- come singoli individui senza relazioni con altri esseri umani, punto di vista che non rientra nel presente studio, o
- come singoli individui con relazioni con altri esseri umani.
In questo secondo caso, nel corso della storia, il tipo di relazioni che legano due o più individui della specie umana hanno originato gruppi con nomi ben definiti:
- la famiglia naturale, che è il gruppo composto da almeno due individui, di cui uno o più d'uno di sesso femminile (poliginia) e uno o più d'uno di
sesso maschile (poliandria), che decidono di vivere insieme e, per quanto possibile, di avere figli.
Oggi, nei paesi sviluppati, all'interno di un quadro legale che riconosce esclusivamente il regime di monogamia, esistono due regimi di poligamia reciproca particolari: uno descritto con il termine di «monogamia seriale», dove un individuo prima sposa un partner, poi divorzia dal partner, poi si sposa con un altro partner, poi divorzia da questo, e così via in successione o serie, realizzando di fatto un regime di poligamia nel tempo; l'altro, a cui si potrebbe dare il nome di «poligamia parallela», in cui un individuo sposa un unico partner, ma nel tempo intesse legami paralleli con partners occulti (amanti); nei paesi musulmani la legge islamica ammette un regime di poliginia che riconosce al maschio la possibilità di sposare fino a 4 mogli; nulla e nessuno, comunque, ci vieta di pensare a modelli sociali in cui la poligamia reciproca sia ammessa e riconosciuta per legge, lasciando ai singoli membri della società la libertà di scegliere il regime che più li aggrada, nel rispetto di diritti e doveri di genitori e figli.
I membri della famiglia naturale stipulano tra loro il patto famigliare, ovvero l'elenco delle regole che i membri della famiglia naturale condividono e si impegnano a seguire.
- la comunità territoriale, che d'ora innanzi chiamerò comunità tout-court, che è il gruppo composto
da individui che hanno deciso di vivere sullo stesso territorio e di scegliere e gestire insieme obiettivi e progetti.
I membri della comunità stipulano tra loro il patto comunitario, ovvero l'elenco delle regole che i membri della comunità condividono e si impegnano ad adempiere.
- la società, che è il gruppo composto da più comunità che hanno deciso di unire i propri territori in
un'unico territorio e di scegliere e gestire insieme obiettivi e progetti.
I membri della società stipulano tra loro il patto sociale, ovvero l'elenco delle regole che le comunità della società condividono e si impegnano a mettere in atto;
- la specie, che è il gruppo composto da tutte le società umane che vivono sul pianeta Terra ovvero da tutti gli individui
della specie umana.
In futuro, una volta sviluppati in senso partecipativo e caring i patti famigliari, comunitari e sociali, potremo prefigurare la stipula di un patto di specie partecipativo e caring per tutti i membri della specie umana, capace di garantire pace e benessere per tutti.
D'ora in avanti useremo il termine comunità ma rimane inteso che le affermazioni che riguardano le comunità valgono, mutatis mutandi, anche per le famiglie naturali, le società e la specie umana.
Risorse e Accesso alle Risorse.
Quando i singoli individui all'interno di un dato territorio decidono di fondare una comunità, decidono contestualmente di scegliere e gestire insieme obiettivi e progetti. Una volta trovato il modo di definire gli obiettivi da raggiungere (problema che per il momento tralascio), essi individuano i progetti da realizzare, allocano, all'inizio tentativamente, le risorse ai progetti e iniziano a gestire i progetti per raggiungere gli obiettivi individuati.
Cosa sono queste risorse da allocare?
Di solito si parla di risorse materiali (superfici, energia, minerali e organismi biologici), risorse tecnologiche, risorse umane e risorse finanziarie. In pratica iniziare e gestire un progetto vuol dire mettere insieme (allocare) un paniere di risorse e gestire questo paniere di risorse per raggiungere gli obiettivi assegnati al progetto.
In particolare, nell'ambito delle risorse minerali si distingue tra i termini risorsa e riserva.
- Risorsa
- La totalità di un particolare minerale presente nella crosta terrestre.
- Riserva
- La quota di risorsa che può essere estratta con le tecniche disponibili ad un costo economico, sociale e ambientale accettabile.
Ricordiamoci che la Terra è un sistema essenzialmente chiuso. Questo significa che la materia è governata dalla legge di conservazione della massa. In altre parole: tranne variazioni trascurabili (trasformazioni dovute a decadimento radioattivo, uscite di elementi leggeri sfuggiti all'attrazione gravitazionale del pianeta, entrate di meteoriti), tutti gli atomi presenti 4 miliardi di anni fa sulla Terra sono ancora presenti. Quello che cambia è l'aggregazione molecolare degli atomi. Grazie alla fornitura di energia da parte di Helios e Vulcanus, Vulcanus, Cerere e Prometeo cambiano continuamente l'aggregazione molecolare degli atomi planetari.
Nella mia visione gaiana, le risorse sono i minerali presenti nella crosta terrestre, i suoli, le acque interne ed esterne alle terre emerse, l'aria, gli organismi viventi, gli ecosistemi, i membri della comunità umana, ciascuno con la propria pancia, il proprio cuore e la propria mente, la propria abilità e il proprio sapere, il capitale comunitario, il capitale intellettuale e il capitale antroposistemico costruito (antroposistemi).
Anticipo che in questa mia visione i minerali, gli idrocarburi fossili, i materiali di cava, l'acqua e i gas atmosferici (fra cui azoto, ossigeno e biossido di carbonio), hanno tutti valore zero finché appartengono a Vulcanus (litosfera) o alle matrici di Gaia (suoli, acque interne ed esterne alle terre emerse, aria). Vengono ad assumere un valore maggiore di zero o perché parti integrali di ecosistemi o perché parti integrali di antroposistemi e prodotti di consumo per la specie umana. In entrambi i casi quello che viene valorizzato sono gli ecosistemi e gli antroposistemi o i prodotti di consumo, non i minerali, gli idrocarburi fossili, i materiali di cava, l'acqua e i gas atmosferici in sé.
All'interno di una comunità partecipativa e caring le risorse materiali, le risorse umane e le risorse tecnologiche sono le risorse chiave, mentre le risorse finanziarie sono del tutto superflue, anzi, sono una sovrastruttura inutilmente costosa e pericolosamente aperta a comportamenti di dominazione, sfruttamento e crimine.
Questo vuol dire che in tale comunità la fattibilità di un progetto va verificata sulla base delle risorse chiave e non delle risorse finanziarie, come invece avviene oggi.
Modi di Accesso alle Risorse.
Per poter allocare le risorse ai vari progetti, bisogna accedere alle risorse. L'accesso alle risorse può essere regolato secondo diverse modalità.
- Per le risorse di nessuno: chi le prende per primo ha accesso a quelle risorse facendole sue (es.: terre vergini da colonizzare). Questo è un caso ormai di interesse solo teorico. Anche i beni di tutti, come gli oceani oltre le 200 miglia dalla costa (Law of Sea Treaty) e l'aria (norme sugli spazi aerei, sulle frequenze elettromagnetiche, sulle emissioni) sono regolati da accordi internazionali.
- Per le risorse di qualcuno, invece, abbiamo cinque modelli fondamentali di accesso alle risorse:
- scambio a sua volta ripartibile in tre classi:
- scambio di merci (baratto): ... ;
- scambio di moneta: ogni membro della comunità, a prescindere che sia maturo o meno, è proprietario di moneta che si procura periodicamente, in modo illecito o lecito, o che riceve sporadicamente grazie a eredità e lasciti; quando costui ha bisogno o desidera accedere a delle risorse, cede moneta, nei limiti della moneta di cui dispone, e in cambio riceve le risorse di cui ha bisogno o desiderio; è necessaria la creazione di un sistema bancario, con o senza banca centrale, all'interno della comunità;
- scambio di lavoro: i membri maturi della comunità lavorano, alla pari o meno, per la comunità e insieme partecipano ai rischi, cogestiscono i capitali e condividono i prodotti ottenuti; non c'è bisogno di moneta all'interno della comunità; ogni lavoratore è banca centrale per se stesso;
- obbligo di legge, attraverso gli istituti di imposizione tributaria, espropriazione e confisca;
- violenza: alcuni membri della comunità, confidando nella superiorità delle proprie forze e nella scarsa volontà di reazione delle vittime, si procurano quello che desiderano con la minaccia e la violenza, togliendo agli altri membri della comunità senza dare nulla in cambio se non tormenti, dolori e morte;
- dono o regalo: uno o più membri regalano a uno o più membri cose di loro proprietà senza richiedere nulla in cambio;
- elemosina: alcuni membri della comunità confidano nella carità degli altri e trascorrono il loro tempo liberi da impegni verso la comunità ma prigionieri della carità degli altri membri della comunità.
L'accesso alle risorse tramite scambio di denaro, obbligo di legge e violenza si configura come accesso alle risorse tramite poteri esterni, ovvero tramite strategie di dominazione. Lo stesso vale per lo scambio di merci anche se esso si configura come una strategia di dominazione più blanda, a condizione che il baratto non debba essere periodicamente conguagliato in forma monetaria e quindi risolversi in uno scambio di moneta posticipato.
Al contrario, l'accesso alle risorse tramite lavoro si configura come accesso alle risorse tramite un potere interno, ovvero tramite una strategia partecipativa che non crea accumulazione individuale.
Infine, l'accesso alle risorse tramite dono ed elemosina si configura come accesso alle risorse di tipo parassitario in quanto non è dominatorio ma neanche partecipativo. Sia chi riceve un dono sia chi elemosina riceve senza contribuire.
Lo scambio di lavoro contro retribuzione nella forma di accesso diretto e regolato alle risorse è un elemento base di un patto comunitario partecipativo evoluto.
La Proprietà.
È evidente a tutti che, escluso l'individuo umano, che non può appartenere che a se stesso, ogni cosa deve appartenere a qualcuno, ovvero ci deve essere un soggetto umano, singolo o associato, che decide come disporre o godere della cosa.
Una cosa non può appartenere a nessuno, tranne che temporaneamente, perchè non è stata ancora trovata o perchè è stata persa o nascosta.
Quello che bisogna determinare è chi può o deve essere il proprietario della cosa, ovvero quale essere umano od organizzazione umana possa o debba decidere come disporre o godere della cosa.
In particolare va evidenziato che una cosa può essere di proprietà di soggetti che appartengono a livelli diversi di aggregazione umana:
- a un singolo individuo, o a un organismo da questo controllato,
- a una famiglia naturale, o a un organismo da questa controllato,
- a una comunità territoriale, o a un organismo da questa controllato,
- a una società, o a un organismo da questa controllato,
- alla specie umana, o a un organismo da questa controllato.
La mia tesi è che:
- esiste una stretta correlazione tra giustizia ambientale e sociale da una parte e livello di aggregazione umana caring a cui appartiene la proprietà dei beni capitali dall'altra;
- il livello di aggregazione umana a cui dovrebbe appartenere una classe omogenea di beni capitali è funzione del grado caring dell'aggregazione umana;
- più alto è il livello di aggregazione umana caring a cui appartengono i beni capitali, più alto è il livello di giustizia ambientale e sociale raggiungibile dall'aggregazione umana .
Solo sforzandoci di immaginare un «sistema di cose» (riferimento biblico per sistema socio-economico) cambiato in senso partecipativo e caring è possibile renderci conto dell'arretratezza del «sistema di cose» presente. Diventa così evidente che la proprietà dei beni capitali lasciata in mano ai singoli individui è un ostacolo alla libertà di singoli individui, famiglie, comunità, società e, infine, alla libertà della specie umana nel suo insieme.
Prima osservazione.
Ripensate alla frase espressa precedentemente:
«È evidente a tutti che, escluso l'individuo umano, che non può appartenere che a se stesso, ogni cosa deve appartenere a qualcuno ...»
È quindi chiaro che se un individuo umano appartenesse, invece, a qualcuno diverso da se stesso, sarebbe uno schiavo ovvero non sarebbe libero.
Da ciò discende che la proprietà è la negazione della libertà, o, più precisamente: la proprietà che appartiene al singolo individuo riduce la libertà di tutti gli altri individui.
Certo che la proprietà della cosa rende libero il singolo proprietario di fare quello che vuole con la propria cosa, ma toglie a tutti gli altri, che non sono proprietari della cosa, la libertà di fare quello che vogliono con quella cosa. E, in un mondo finito (ricordo che le terre emerse abitabili sono 90 milioni di chilometri quadrati), il gioco è a somma zero, cioè più risorse sono controllate da un singolo individuo, meno risorse sono disponibili per tutti gli altri.
Allo stesso modo bisogna tenere presente che la proprietà dei beni capitali a livello di comunità riduce a sua volta la libertà di tutti gli altri individui che non appartengono alla comunità. Ovvio è che più la comunità è numerosa, meno sono gli individui esclusi dal godimento della cosa.
La proprietà dei beni capitali a livello di specie, poi, non limita la libertà di nessuno! Questa è una delle conquiste di un ritorno globale all'Età dell'Oro.
Così come è vero che più alto è il livello di aggregazione umana caring a cui appartengono i beni capitali e più alto è il livello di giustizia ambientale e sociale raggiunto dal gruppo umano, altrettanto è vero che più complesso diventa regolare l'accesso e l'uso dei beni capitali per evitare la tragedia dei beni comuni (the Tragedy of the Commons). Leggete l'articolo originale, lo potete scaricare gratis da internet: , The Tragedy of the Commons. Science 162, 1243-1248, 1968.
La tragedia di una risorsa comune di libero accesso, ovvero ad accesso non regolato, si configura come l'utilizzazione della risorsa da parte dei singoli membri della comunità al di là del livello sostenibile (overuse), per cui alla fine la risorsa comune cessa di essere tale, come un verde pascolo che, dopo un uso insostenibile, si tramuta in una sterpaglia arida e spinosa.
Ma se l'accesso alla risorsa comune è regolato in senso partecipativo e caring, allora l'aumento di complessità è più che ripagato dall'aumento di efficacia ed efficienza, di giustizia sociale e di giustizia ambientale.
L'aumento di complessità non deve spaventare.
La storia della Terra e della Vita sulla Terra è caratterizzata da un continuo aumento di complessità e dall'emergenza di risposte adeguate a proseguire il cammino evolutivo. Si pensi al passaggio (emergenza) dai procarioti agli eucarioti! Gli eucarioti hanno conservato la stessa complessità chimica dei loro progenitori (i procarioti), a cui hanno aggiunto la complessità dell'endosimbiosi, ovvero la capacità da parte di alcuni procarioti speciali (i proto-eucarioti) di incorporare procarioti diversi, in tutte le combinazioni possibili, per generare organelli interni funzionalmente specializzati e coordinati, capaci di condurre nel corso dell'evoluzione a quegli organismi multicellulari ipercomplessi che oggi conosciamo come funghi, piante e animali. La complessità è aumentata ad ogni emergenza, ma ne valeva la pena, altrimenti oggi non ci sarebbero barriere coralline, foreste pluviali, fiori dai mille colori e ... la specie umana.
Di certo più alto è il livello di aggregazione umana caring a cui appartengono i beni capitali minore è il rischio di cadere nella trappola della tragedia dei beni anticomuni o privati frammentati, nota come the Tragedy of the Anticommons! , The Gridlock Economy: how too much ownership wrecks markets, stops innovation, and costs lives. Basic Books 2008, ISBN 978-0-465-02916-7.
La tragedia di una risorsa privata frammentata (anticommon) consiste nell'essere nel suo insieme proprietà di tantissimi soggetti, ciascuno proprietario di un frammento diverso, che non si mettono d'accordo per usarla, da cui ne segue il non uso della risorsa o un sottouso della risorsa (underuse).
Esempi sono: il trattamento medico per la malattia di Halzheimer che benchè messo a punto non è mai stato posto in commercio per l'onerosità della moltitudine di brevetti da acquistare; la copertura a banda larga (broadband) degli USA, dove la proprietà delle frequenze elettromagnetiche è così frammentata da impedire l'uso del 90% delle stesse e il rallentamento della completa copertura a banda larga degli stessi.
Per chi volesse approfondire questi temi, nel libro di Heller, troverà molti ragionamenti e molti esempi utili oltre a curiosità come la commedia dei beni comuni (The Comedy of the Commons) e, specularmente, la commedia dei bei privati frammentati (the Comedy of the Anticommons).
Seconda osservazione.
Se, per esempio, una sedia appartiene a una famiglia, invece che a un singolo, tutti i membri della famiglia possono fruire in modo regolato della sedia. La proprietà condivisa a un livello di aggragazione superiore, rende liberi tutti i membri della famiglia di disporre o godere della cosa. Ma certamente non possono sedersi tutti contemporaneamente sulla sedia! Faranno a turno. Restano esclusi dal godimento della sedia tutti quelli che non appartengono alla famiglia.
Ma in una famiglia dove vive l'affetto, fare a turno non pesa. L'aspetto caring, insomma, è sempre necessario. Se in quella famiglia non ci fosse affetto ma volassero coltelli ci ritroveremo con qualche ferito o morto in più e un solo membro seduto per 24 ore al giorno sulla sedia. Certo è che la sedia sarà utilizzata in modo regolato per un tempo più lungo di quanto lo sarebbe se fosse di proprietà di un individuo singolo.
È facile immaginare, dunque, che se la proprietà di un bene capitale appartenesse ad una comunità anziché a un singolo o a una famiglia, quel bene capitale potrebbe essere utilizzato dalla comunità in modo regolato per un tempo più lungo di quanto potrebbe essere utilizzato da un singolo o da una famiglia. Però deve trattarsi di una comunità caring. E così per una società caring e via via fino alla specie quando sarà diventata anch'essa caring, passando da beni capitali semplici a beni capitali sempre più complessi, da una sedia, a un'azienda, a un quartiere, a una città di qualche milione di abitanti.
La partecipazione ai beni capitali deve andare di pari passo con lo sviluppo delle qualità caring dei membri del gruppo.
Un sentiero di giustizia ambientale e sociale non può essere costruito solo su norme legislative di libertà, di equità, di solidarietà, che comunque servono, ma deve essere costruito anche su norme legislative caring, che obblighino i membri della comunità a cambiare in senso caring la propria coscienza, il proprio modo di sentire e il proprio comportamento.
L'educazione, l'esempio e il riconoscimento comunitario (le norme non scritte) non bastano per consentire lo sviluppo di una comunità in senso caring, ci vogliono anche delle norme legislative caring che prevedano anche punizioni in caso di trasgressione delle stesse (sì la punizione è poco caring, ma essere caring - che pensa agli altri, che si cura degli altri, altruista - non vuol dire essere sempre e solo compassionevole o accondiscendente, vuol dire anche essere «lento all'ira» -altro riferimento biblico- e fermo nel castigo).
Il Capitale.
Il capitale è lavoro accumulato che deve essere mantenuto ed adeguato nel tempo oltre che usato dalla comunità, in modo regolato e gratuito, per la realizzazione di nuovi progetti e la creazione di nuovi posti di lavoro. Chi vive di capitale senza lavorare sfrutta gli altri membri della comunità. L'accumulo di capitale privato o di capitale di proprietà di una Nazione-Stato, poi, provoca normalmente un sottoutilizzo del capitale stesso e, conseguentemente, genera ingiustizia ambientale e sociale.
In questo schema:
- non è lavoratore il proprietario, colui che detiene un capitale (proprietà di terreni, fabbricati, mezzi di produzione e consumo durevole, diritti di brevetto e opere dell'ingegno, titoli di credito, denaro) da affidare a terzi in cambio di dividendi, interessenze, interessi, royalties, canoni di leasing, affitto e noleggio;
- non è lavoro la messa a disposizione di un capitale;
- non sono retribuzioni: dividendi, interessenze, interessi, royalties, canoni di leasing, affitto e noleggio.
La mia tesi è che il capitale ha valore ma non necessita la corresponsione di dividendi, interessenze, interessi, royalties, canoni di leasing, affitto e noleggio a fronte di un suo uso all'interno della comunità.
Quello che si vuole affermare è che per il capitale esistente la comunità ha già pagato una volta quanti hanno concorso a produrlo. Quindi perchè non è sufficiente pagare il capitale una volta sola? Il capitale, che è lavoro accumulato, come il lavoro va pagato una volta sola attraverso la retribuzione di quei lavoratori (imprenditori, professionisti, dipendenti) che hanno concorso a produrlo.
Bisogna aprire la mente al fatto che sia il capitale sia i lavoratori sono «beni a utilità ripetuta», e, come è equo che i lavoratori, ogni volta che lavorano, ricevano una controprestazione che permette di condurre una vita degna all'interno della comunità, così è equo che il capitale, ogni volta che è impiegato all'interno della comunità, riceva una controprestazione, ma non sotto forma di dividendi, interessenze, interessi, royalties, canoni di leasing, affitto e noleggio, bensì sotto forma di operazioni di pulizia, manutenzione, riparazione, alimentazione, modifica e adattamento, operazioni tutte che vengono pagate a quanti le effettuano, controprestazione che permette al capitale di essere sempre in buono stato e funzionante.
Questo è il parallelo corretto tra impiego di un lavoratore e uso di un capitale all'interno di una comunità.
Il capitale, che è eredità del lavoro già prestato dai lavoratori del passato, va usato, in modo regolato e gratuito, per aumentare l'efficacia e l'efficienza del lavoro dei lavoratori del presente, al fine di raggiungere gli obiettivi e realizzare i progetti della comunità.
Al giorno d'oggi, invece, è risaputo, viene riconosciuta una controprestazione per l'uso del capitale anche nelle forme di dividendi, interessenze, interessi, royalties, canoni di leasing, affitto e noleggio, corrisposti ai proprietari del capitale.
Il riconoscimento per legge di una controprestazione per l'uso del capitale anche nelle forme di dividendi, interessenze, interessi, royalties, canoni di leasing, affitto e noleggio, corrisposti ai proprietari del capitale, genera l'esistenza di individui umani che possono vivere di capitale ovvero senza lavorare e, quindi, senza appartenere di fatto alla comunità, sfruttando gli altri membri della comunità.
Inoltre, il riconoscimento per legge di una controprestazione per l'uso del capitale comporta una sottoutilizzazione del capitale esistente in quanto l'uso da parte della comunità, condizionato al pagamento di una controprestazione richiesta dai proprietari del capitale, rende meno accessibile l'uso dello stesso.
Gli effetti della sottoutilizzazione del capitale si traducono in ingiustizia sociale e in ingiustizia ambientale.
La sottoutilizzazione del capitale provoca una diminuzione dell'impiego del lavoro e una conseguente limitazione, per una parte dei membri della comunità, all'accesso ai prodotti (beni o servizi), vuoi perché si sono ottenuti meno prodotti, vuoi perché alcuni individui non hanno lavorato pienamente e di conseguenza non hanno ricevuto una retribuzione che permetta loro di condurre una vita degna all'interno della comunità.
Poi, come la storia insegna, può rendersi necessaria la colonizzazione di nuove terre per offrire una possibilità di sussistenza a quanti sono disoccupati e ai loro familiari, con ulteriore sottrazione di superfici a Cerere e danno a Gaia.
Il più grande capitale della specie umana sono i lavoratori ma, in questo «sistema di cose», invece di massimizzare il rendimento dei lavoratori, si cerca di massimizzare il rendimento del denaro investito. In un sistema socio economico moderno una bassa disoccupazione in termini percentuali è esplicitamente riconosciuta funzionale al sistema stesso. L'esistenza della disoccupazione, infatti, crea competizione tra i lavoratori per un posto di lavoro, diventato artificialmente un bene scarso, con un duplice effetto: far diminuire il prezzo della retribuzione della gran parte dei lavoratori e aumentare il rendimento del denaro investito. Del resto poco importa se il mantenimento della disoccupazione mantiene l'ingiustizia sociale, quello che importa è che aumenti il rendimento del denaro investito. Il difetto sta nei principi primi del sistema vigente, non nei dettagli.
Tutto questo è una assurdità derivante dal lasciare ancora oggi in mano ai privati e alle Nazioni-Stato la proprietà dei beni capitali. Ma prima di trasferire la proprietà dei beni capitali dai privati e dalle Nazioni-Stato alle comunità, bisogna costruire comunità partecipative e caring. Per ritornare all'Età dell'Oro dobbiamo quindi prima trasformare, tramite l'approvazione di nuove leggi, le comunità in senso partecipativo e caring e poi trasferire la proprietà dei beni capitali dai privati e dalle Nazioni-Stato alle nuove comunità.
Nella parte quarta vedremo come creare comunità partecipative e caring che si sostituiscano nella proprietà dei beni capitali ai privati e alle Nazioni-Stato.
Il lavoro.
La mia tesi è che Prometeo genera valore per la specie umana tramite il lavoro e, invece, distrugge valore per la specie umana ogni volta che elimina o danneggia ecosistemi e antroposistemi.
I ragionamenti seguenti si basano su definizioni dei termini: lavoro, lavoratore e retribuzione che sono più estese rispetto a quelle di uso quotidiano.
- Il lavoratore è colui che presta il lavoro e riceve in cambio la retribuzione.
In questo schema è lavoratore sia l'imprenditore, sia il professionista, sia il dipendente (il collaboratore non è un quarto tipo di lavoratore, esso in realtà è di volta in volta professionista o dipendente). Del resto, ognuno di noi, durante il corso della vita, può essere ora imprenditore, ora professionista ora dipendente.
Non ha senso parlare di lotta di classe tra imprenditori, professionisti e dipendenti: sono tutti lavoratori, ognuno con tratti distintivi propri:
- gli imprenditori sono caratterizzati per la relativa autonomia decisionale e per le capacità creative, dove per capacità creative non si intendono le capacità di scoprire i segreti dell'universo, della vita e della mente umana, né di inventare nuove tecnologie o comporre nuove sinfonie, ma si intendono le capacità volte a creare, organizzare ed avviare nuovi progetti capaci di soddisfare i bisogni della comunità,
- i professionisti sono caratterizzati per la relativa autonomia decisionale e per le conoscenze specializzate, fra cui le capacità di scoprire i segreti dell'universo, della vita e della mente umana, e di inventare nuove tecnologie o comporre nuove sinfonie,
- i dipendenti sono caratterizzati per la relativa dipendenza decisionale e per le capacità gestionali ed esecutive.
-
Il lavoro è l'attività prestata dal lavoratore a vantaggio degli altri membri della comunità tale da meritargli da parte degli altri membri della comunità una retribuzione che gli permetta di condurre una vita degna all'interno della comunità medesima.
In questo schema è lavoro sia l'opera creativa prestata dall'imprenditore, sia l'opera specialistica prestata dal professionista, sia l'opera gestionale ed esecutiva prestata dal dipendente.
- La retribuzione è la controprestazione data dalla comunità al lavoratore in cambio del lavoro da lui prestato ed è tale da permettere al lavoratore
di condurre una vita degna all'interno della comunità.
In questo schema sono retribuzioni sia il profitto dell'imprenditore, sia il compenso del professionista, sia lo stipendio e il salario del dipendente.
- Lavoro come impiego obbligatorio di parte della propria vita per gli altri.
-
Il lavoro è qualla parte della propria vita che ciascun individuo dedica obbligatoriamente agli altri membri della comunità in cambio di una retribuzione
che gli permetta di condurre una vita degna all'interno della comunità.
La durata della vita è finita e incerta. Questo principio è uguale per tutti gli organismi viventi. Al di là che si possano stimare la durata media e la deviazione standard della vita di gruppi omogenei di individui di una popolazione, in base allo screening dei DNA o in base all'esame degli stili di vita, la morte può sempre colpire all'improvviso, rendendo inutili le statistiche per il singolo individuo.
Il tempo di un individuo può essere ripartito in due classi:
- il tempo dedicato obbligatoriamente agli altri ovvero il tempo dedicato al lavoro, e
- il tempo dedicato a se stessi in cui ognuno dispone liberamente cosa fare: il tempo libero, appunto!
Tale suddivisione grossolana può essere ulteriormente raffinata, per esempio, suddividendo una vita media di 80 anni, pari a circa 700.000 ore, in periodi:
Periodo Dall'età di ... all'età di Tempo /Y Tempo /W Tempo /H Tempo libero /H Tempo lavoro /H Infanzia da 0 a 5 5 260 43.680 43.680 0 Fanciullezza da 5 a 13 8 416 69.888 69.888 0 Pubertà da 13 a 18 5 260 43.680 43.680 0 Maturità da 18 a 68 50 2.600 436.800 346.800 90.000 Vecchiaia da 68 a 80 12 624 104.832 104.832 0 Totali da 0 a 80 80 4.160 700.000 610.000 90.000 N.B.: gli anni sono stati divisi in 52 settimane, trascurando sia il 365-esimo giorno (52 x 7 = 364) sia il giorno in più presente ogni quattro anni negli anni bisestili. Quindi se nella tabella i conti non sono precisi sappiamo perché. In tutto sono stati lasciati da parte al più 100 giorni ovvero 2.400 ore.
- Lavoro come attività.
- Il lavoro è quell'attività prestata obbligatoriamente, in forza del patto comunitario, da un individuo a vantaggio degli altri membri della comunità tale da meritare da parte degli altri membri della comunità una retribuzione che gli permetta di condurre una vita degna all'interno della comunità.
- Lavoro come prestazione.
- Il lavoro è la prestazione richiesta dal patto comunitario per appartenere alla comunità.
- Retribuzione come controprestazione.
- La retribuzione è la controprestazione promessa dal patto comunitario in cambio del lavoro prestato dal membro «maturo» della comunità, controprestazione che permette al lavoratore di condurre una vita degna all'interno della comunità. La retribuzione può consistere in una quantità di moneta da usare negli scambi o nell'accesso diretto e regolato alle risorse.
Il lavoro è un'attività che esiste solo in presenza di una comunità.
Per esempio, la Costituzione Italiana che al primo articolo recita:
L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro,ha un carattere inizialmente fortemente partecipativo; purtroppo non prosegue con:
prestato in cambio di una retribuzione che permetta al lavoratore di condurre una vita degna all'interno della società, o, meglio ancora, prestato in cambio di un accesso diretto e regolato alle risorse,ma prosegue con l'inserimento di elementi dominatori che annacquano l'impostazione partecipativa fino a quasi annegarla.
Tutti gli individui della specie umana che abbiano completato lo sviluppo psico-fisico, ovvero che abbiano compiuto 18 anni e non soffrano di disturbi che li rendono diversamente abili, possono e devono lavorare e quindi dare ognuno il proprio apporto alla comunità a cui appartengono e ricevere in cambio una retribuzione che permetta loro di condurre una vita degna all'interno della comunità.
Il lavoro è il contributo, reso obbligatorio dal patto comunitario, che ciascun membro di una comunità apporta alla comunità. Chi non lavora non apporta nulla alla comunità e pertanto non ha diritto a ricevere retribuzione alcuna dalla comunità.
Di fatto, chi non lavora si autoesclude dalla comunità e viene escluso dalla comunità.
Per quanto detto, la comunità deve essere in grado di garantire sempre il lavoro a tutti i lavoratori, e, per converso, deve erogare la retribuzione promessa in cambio del lavoro regolarmente a tutti i lavoratori che appartengono alla comunità, grazie ad un processo di pianificazione partecipata e caring.
Senza apporto di lavoro o senza retribuzione del lavoro apportato, il contratto comunitario tra i membri della comunità si scioglie.
Il valore generabile da Prometeo.
Mentre nell'ambito del modello dominatorio attuale il PIL2006 mondiale è stato di 33 1012 € anno-1, nell'ambito di un modello partecipativo e caring, dove, come vedremo, non si possono formare differenze di retribuzione, se valorizzassimo il solo lavoro, ipotizzando una retribuzione annuale standard pari a: 225 giorno anno-1 × 8 ora giorno-1 × 20 € ora-1 = 36.000 € anno-1, il PIL2006 mondiale avrebbe potuto essere qualcosa come 4 volte tanto, ovvero pari a: 3,5 109 lavoratori × 225 giorno anno-1 lavoratore-1 × 8 ora giorno-1 × 20 € ora-1 = 126 1012 € anno-1.
Il valore generato da Prometeo per Prometeo.
Come abbiamo già detto, Helios e Vulcanus producono sì valore per la specie umana ma tale valore è quasi interamente assorbito da Cerere e da Prometeo. E, poiché, i valori generati da Vulcanus e da Helios e Vulcanus congiuntamente sono trascurabili rispetto al valore generato da Helios per Prometeo, allora trascuriamo detti apporti, ovviamente tranne quando si presentino casi locali in cui tali apporti non siano trascurabili.
Abbiamo pertanto che ValueHgP + ValueVgP + ValueTgP ≈ ValueHgP e, quindi, che ValueHgP> ValuePg.
Nella relazione ValueHgP è strettamenete maggiore (>) di ValuePg perchè Prometeo, al contrario di Cerere, non è in grado di usare completamente la radiazione solare.
Quindi, ValueHgP - ValuePg è una misura dell'inefficienza della tecnologia umana ovvero è lo scarto che Prometeo deve colmare per essere alla pari con Cerere, o ancora è un indice che impone alla specie umana di sottrarre a Cerere la minima superficie coperta da ecosistemi e di restituire a Cerere la massima superficie coperta da antroposistemi.