Data Revisione: 27 Giugno 2011.
La distribuzione del potere agli inizi del XXI° secolo.
Che cosa è il potere?
Il potere è una interazione tra due o più soggetti (singoli o gruppali), in cui un soggetto, detto agent ha effettivo ed immediato accesso alle risorse, ovvero può godere e disporre delle risorse secondo il proprio volere, mentre un altro soggetto, detto target, per accedere alle risorse deve passare tramite l'agent. L'agent può negare o consentire e regolare (Chi, Quando, Dove, Come, Quanto) l'accesso alle risorse al target.
Le sorgenti del potere di un soggetto possono essere esterne o interne al soggetto.
Sono sorgenti esterne al soggetto le seguenti:
- la proprietà (reward power) o ricchezza,
- la posizione all'interno di una organizzazione (legitimate power),
- la forza organizzata (coercive power)
- di pressione: associazioni varie - es: gruppi di bulli, sindacati dei lavoratori (imprenditori, professionisti e dipendenti), partiti politici, o
- di impatto: bande di delinquenti, forze di sicurezza private, forze dell'ordine pubblico, forze armate.
Sono sorgenti interne al soggetto le seguenti:
- conoscenza e esperienza dell'agent nota al target e riconosciuta dal target (expert power),
- amore, chimismo, affetto, simpatia, amicizia, gratitudine, rispetto, fiducia, lealtà sentiti o riconosciuti dal target all'agent (referent power),
- la bellezza fisica e la forza fisica (physical power) dell'agent.
Modi per accrescere il potere nelle mani di chi già ce l'ha.
Il potere esterno a sua volta, tramite la promulgazione di leggi e norme scritte o tacite ad hoc, diventa leva per alimentare e amplificare se stesso.
Consideriamo i seguenti punti:
- il sistema di potere nel settore pubblico, dove oligarchie partitiche godono dell'uso di regge, palazzi e tenute, di personale di servizio, di agevolazioni ed esenzioni nei servizi (auto blu, trasporti, comunicazione, spettacoli, parrucchiere / barbiere, spa, ristoranti, hotels, ma anche scorte e sistemi di rilevazione, allarme e difesa), di stipendi elevati e di maturazione di vitalizi dopo brevi periodi di servizio, costi tutti pagati dai contribuenti, e
- al sistema di potere nel settore privato, dove leggi di diritto societario e tributario permettono agli HNWIs di avvalersi:
- della limitazione della responsabilità, privilegio che permette di inserire gli illeciti commessi legati al mancato sostenimento dei costi delle esternalità (tutela dell'ambiente, tutela dei lavoratori, tutela delle comunità, espropriazione delle risorse di popoli interi, senza loro partecipazione, evasione fiscale) in scatole societarie intestate a prestanomi fittizzi e destinate al fallimento, e di travasare gli utili prodotti, in spregio alle tutele previste dalle leggi, in società pulite non perseguibili dai sistemi giudiziari, spesso e volentieri ubicate in paradisi fiscali,
- del riconoscimento della liceità di mettere in atto strategie di ingegneria societaria per controllare società di ingenti investimenti tramite la proprietà di solo una piccola percentuale del patrimonio di tali società (una o più società cassaforti di famiglia o una o più fondazioni controllano a cascata una o più società finanziarie che a loro volta controllano con partecipazioni incrociate società operative con enormi attività), allontanando la corrispondenza tra apporto di capitali propri e rischio,
- della facoltà di trasferire in vari modi gli utili verticalmente dalle grandi società operative alle piccole holding finanziarie di famiglia, e di assegnare stipendi da favola e bonus annuali stratosferici ai massimi dirigenti, svuotando le casse delle grandi società che hanno prodotto il valore e riducendo drasticamente la remunerazione del capitale di rischio degli azionisti di minoranza cui appartiene la gran parte dei mezzi propri.
Pensando ai punti sopra esposti, ci rendiamo conto di come il potere esterno sia concentrato al di là della considerazione del valore dei patrimoni personali e delle posizioni occupate.
Ma davvero ci rendiamo conto di quanto sia concentrato il potere esterno (proprietà/ricchezza, posizione, forza di pressione e di impatto) mondiale?
Nel 2001, in USA, 7.314 individui su 288.000.000 controllavano quasi ¾ delle attività industriali, ⅔ delle attività bancarie, più di ¾ delle attività assicurative ... oltre metà delle attività delle fondazioni private, delle università e controllavano i network televisivi, le maggiori testate giornalistiche, gli studi legali più prestigiosi, le più rinomate associazioni civili e culturali, e occupavano posti chiave a livello federale, nei rami esecutivo, legislativo, giudiziario e di comando militare (, Who's running America. The Bush restoration. 7th edition, Prentice Hall 2002, ISBN 978-0-13097-462-4).
Pensate che nell'Unione Europea, in Cina, in India e in Russia il potere esterno sia più o meno concentrato che negli USA? Lascio a voi trovare la risposta!
La distribuzione della ricchezza agli inizi del XXI° secolo.
L'interazione tra gli individui della popolazione umana crea e distrugge valore incessantemente, però il punto di arrivo dei processi di creazione e distruzione di valore da parte della popolazione umana e se stessa è evidente: oggi, in Gaia, convivono poco meno di 7 miliardi di individui di cui circa 2 miliardi secondo uno standard «alto» e circa 5 miliardi secondo uno standard «basso». Senza scendere subito nel dettaglio delle cifre, è sufficiente mettere in evidenza che dei 5 miliardi, che vivono secondo uno standard basso, 2 miliardi hanno appena appena di che vivere e anche meno. E, approfondendo giusto un pochino, si può rilevare che la disuguaglianza tra i membri della società contemporanea ha dell'incredibile:
- i membri più ricchi della popolazione umana hanno patrimoni nell'ordine di 1010 euro = 10 miliardi di euro, patrimoni superiori alle riserve di molti Paesi, mentre
- i membri più poveri della popolazione umana hanno patrimoni nell'ordine di 100 euro = 1 euro.
In maggior dettaglio (Fonte: Capgemini and Merrill Lynch Global Wealth Management: 2007 World Wealth Report):
- la popolazione umana mondiale nel 2006 di HNWIs (High Net Worth Individuals), ovvero la popolazione di quelli che hanno un patrimonio personale netto maggiore di 1 milione di US$, esclusa la loro casa di residenza, contava 9.500.000 individui, che possedevano allora un patrimonio netto pari a 37,2 trilioni di US$, ovvero con una media di 3,9 106 US$ HNWI-1;
- all'interno degli HNWIs, la popolazione umana mondiale nel 2006 di U-HNWIs (Ultra - High Net Worth Individuals), ovvero di quelli che hanno un patrimonio personale netto maggiore di 30 milioni di US$, esclusa la loro casa di residenza , contava 94.970 individui;
- all'interno degli U-HNWIs, la popolazione umana mondiale nel 2007 di miliardari, ovvero con un patrimonio personale netto maggiore di 1.000 milioni di US$ contava più di 1.250 individui, scesi, tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, a seguito della crisi finanziaria, a meno di 1.000 individui (Fonte: www.Forbes.com).
Quindi, riassumendo e arrotondando, nel 2006 su 6.500 106 di individui c'erano:
- 10.000.000 di individui con patrimonio personale netto maggiore di 1 milione di US$, esclusa la casa di residenza,
- 100.000 individui con patrimonio personale netto maggiore di 30 milioni di US$, esclusa la casa di residenza,
- 1.000 individui con patrimonio personale netto maggiore di 1.000 milioni di US$, esclusa la casa di residenza.
E ancora, a titolo di esempio, oggigiorno, in Spagna, il 30% dei terreni agricoli è di proprietà di 52 famiglie (, The Atlas of Food. Who eats what, where, and why. Produced for University of California Press by Myriad Editions 2008, ISBN 978-0-52025-409-1).
È di queste cose che oggi dobbiamo parlare. Dalla concentrazione del potere esterno, e, in particolare, della ricchezza che è una delle sue tre facce, scaturisce l'impossibilità di risolvere i problemi di giustizia ambientale e di giustizia sociale. Qui sta il nocciolo di tutti i problemi. Non serve creare chissà quali nuove organizzazioni, apparati e regole per far fronte alla scarsità. Non c'è nessuna scarsità di risorse da fronteggiare bensì esiste una distribuzione squilibrata del potere e un gravissimo sottoutilizzo delle risorse umane.
Oggi siamo ancora al tempo dei faraoni e degli schiavi. Oggi i faraoni si chiamano ricchi e gli schiavi si chiamano poveri. Usiamo parole diverse ma la sostanza è sempre la stessa: la diseguaglianza sociale non è diminuita, lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo è pari a 10.000.000.000 a 1!!!
Il sistema messo in piedi è come un grande imbuto:
- permette di convogliare il lavoro di moltissimi a vantaggio di pochissimi, o, in modo equivalente,
- permette di riservare l'accesso alle risorse di Gaia a pochissimi.
Evasione ed Elusione Fiscale: chi è ricco si sottrae al dovere di contribuire al bene comune.
Inoltre i più ricchi hanno imparato a come evadere, eludere o comunque evitare di dichiarare redditi, elementi patrimoniali, contratti e atti imponibili, quindi, hanno imparato a pagare meno imposte del dovuto o a non pagarne affatto, per cui essi non solo non contribuiscono in maniera progressiva ma nemmeno in maniera proporzionale al welfare delle nazioni-stato.
Si pensi al commento dell'allora Presidente degli USA G.W. Bush fatto nel parlare al Northern Virginia Community College in Annandale il 9 Agosto 2004:
On the subject of taxes, just remember when you talk about it, we are just going to run up the taxes on a certain number of people, first of all, real rich people figure out how to dodge taxes, and the small business owners end up paying a lot of the burden of this taxation.
Traduzione. Per quanto riguarda le tasse, ricordatevene quando ne parlate, noi stiamo facendo pagare le tasse solo a certi gruppi di persone, i veri ricchi sanno come evitare di pagare le tasse, mentre i piccoli imprenditori finiscono per sopportare gran parte del peso dell'imposizione.
, Rich dodge taxes says Bush: A flash of honesty or another slip of the tongue?. Pacific News Service - News Commentary, September 9, 2004.
Le parole del Presidente Americano sono supportate dal fatto che i paradisi fiscali, il cui accesso è raramente alla portata dei piccoli imprenditori e dei lavoratori dipendenti, tra l'inizio degli anni '70 e la fine del 2005 sono passati da 25 a 72! E altri paesi sono in coda per creare i propri centri finanziari offshore (Tax Havens by Region, from Tax us if you can, London: Tax Justice Network, 2005).
E se non bastasse, in alcuni paesi chi ha portato capitali all'estero, frutto di redditi non dichiarati e quindi senza aver pagato le imposte sui redditi e commettendo reati civili e tributari di varia natura, quando non penali, di tanto in tanto può accedere a delle sanatorie che permettono il rimpatrio dei capitali portati illecitamente all'estero pagando un'aliquota di molto inferiore all'aliquota dovuta. In Italia, per esempio, la sanatoria approvata da parte del parlamento a ottobre 2009, ha permesso il pagamento del 5% al posto di oltre il 35%, con uno sconto di 30 109 di € su almeno 35 109 di € dovuti, essendo rientrati 100 109 di € detenuti illecitamente da italiani all'estero. Certo che 30 109 di € avrebbero permesso di saltare la finanziaria 2010 in Italia!!!
Imposta Patrimoniale. Unico vero modo per rimediare all'iniqua distribuzione della ricchezza?
Se almeno ci fosse un'imposta patrimoniale che di tanto in tanto correggesse l'iniquità nella distribuzione della ricchezza!
Ogni Nazione-Stato moderna prevede un principio di contribuzione dei residenti alle spese della Nazione-Stato dove vivono in base a un criterio di progressività rispetto alla propria capacità contributiva.
La capacità contributiva è l'idoneità economica di un individuo a concorrere alle spese pubbliche. Rientrano nella determinazione della capacità contributiva di un individuo sia il patrimonio sia il reddito dell'individuo; le spese di un individuo per consumi ed investimenti sono indici di un patrimonio o di un reddito occultato.
Visto che il patrimonio rientra nella capacità contributiva, non si vede allora perchè non tassare di «tanto in tanto» in modo sostanziale i patrimoni, sia delle persone fisiche sia delle persone giuridiche comprese associazioni, fondazioni, ed enti vari.
Tassare di «tanto in tanto» in modo sostanziale i patrimoni, per esempio:
- tassando al 100% i trasferimenti di proprietà tra vivi per la differenza tra valore di mercato della proprietà trasferita e valore dichiarato al trasferimento,
- e tassando al 100% i trasferimenti di proprietà per causa di morte tra il proprietario defunto e gli eredi, chiunque essi siano, salvo una tutela adeguata, in forma di assegno mensile, per il coniuge e i figli minorenni,
evita la creazione di accumulo di ricchezza in capo a pochi soggetti, accumulo che, tramite la riduzione o l'eliminazione della competizione, permette di trasformare di fatto mercati efficienti in mercati inefficienti, a tutto svantaggio degli acquirenti intermedi e dei consumatori finali.
In quei paesi che non rispettano i parametri di incidenza del debito pubblico sul PIL e di incidenza del deficit pubblico sul PIL, indicati dalle istituzioni internazionali, i proventi di tale tassazione patrimoniale una tantum dovrebbero essere volti principalmente alla riconduzione del debito pubblico entro i parametri indicati. Vedi: «Rapporto Debito/PIL e Deficit/Pil» nei paesi della UE.
La tassazione patrimoniale sostanziale una tantum, risponde sia ad una ragione di efficienza dei mercati, evitare che si consolidino posizioni dominanti di mercato, sia ad una ragione di equità, permettere che la ricchezza prodotta da un membro di una società venga ridistribuita una tantum tra i membri della società a cui appartiene o ha appartenuto.
I difetti lamentati di una imposizione patrimoniale una tantum sono due: l'incentivo alla fuga di capitali e il disincentivo agli investimenti esteri. Ma per rispondere a queste obiezioni, è sufficiente che le Nazioni-Stato si impegnino ad adottare contemporaneamente tale sistema di imposizione. Rendendo omogeneo il quadro competitivo (agone) di colpo verrebbero eliminati gli incentivi alla fuga di capitali e i disincentivi agli investimenti esteri. Del resto non si vede perchè un organismo internazionale come la WTO possa essere investito del compito di creare norme competitive omogenee per merci, servizi, lavoro e capitali e un organismo internazionale, formato dai rappresentanti delle 192 Nazioni-Stato, o loro sottoinsieme più rappresentativo della ricchezza mondiale, non possa essere investito di creare norme competitive omogenee per le politiche di imposizione, imposizione patrimoniale una tantum inclusa.
Lo so che il tema dell'imposizione scotta e che quello dell'imposizione patrimoniale brucia! Comunque per me non c'è alcuna necessità di distinguere tra pubblico e privato e, di conseguenza, non c'è neanche alcuna necessità di esigere imposte dirette e indirette, imposte sul reddito, sul patrimonio e sui consumi. Quindi non affrettateVi a trarre conclusioni.
La tutela del Sistema Finanziario è posta al di sopra degli Ecosistemi, che supportano la Vita sulla Terra, e al di sopra delle Famiglie, che costituiscono i nuclei generatori della Popolazione Umana.
Infine, la difesa degli ecosistemi e la difesa delle famiglie sono messe in secondo piano rispetto alla difesa dei sistemi finanziari, quasi che famiglie ed ecosistemi fossero funzionali ai sistemi finanziari e non viceversa.
All too often, the production of financial capital seems to occur at the expense of social and natural capital.
Traduzione. Troppo spesso, la produzione di capitale finanziario sembra avvenire a spese del capitale sociale e del capitale naturale.
The fifth discipline. The art and practise of learning organization. Currency Book 2006, ISBN 978-0-38551-725-6.
Prossimi al Collasso? Prossimi a una Grande Transizione?
Ma davvero ci rendiamo conto tutti di cosa vuol dire che il potere esterno (proprietà/ricchezza, posizione, forza di pressione e di impatto) mondiale è così concentrato? Non vi sembra che stiamo osservando cose già viste?
Non ricordate che ai tempi precedenti la caduta dell'Impero Romano, intorno al 400 D.C., gran parte delle terre della Gallia e dell'Italia erano di proprietà di circa 20 famiglie senatoriali (, Climate, Complexity and Problem Solving in the Roman Empire. in Costanza R., Graumlich L. J., Steffen W., Sustainability or Collapse? An integrated history and future of people on Earth. MIT Press 2007, ISBN 978-0-26203-366-4)?
Quando il potere è troppo concentrato, il patto sociale si rompe e inizia un'epoca di transizione sociale.
Quando il potere esterno è troppo concentrato, i membri di una società cominciano prima a rimuginare dentro di loro, poi a sussurrare tra loro, poi a parlare apertamente e, infine, ad agire, prima in modi disorganizzati e poi in modi sempre meglio organizzati al fine di cambiare l'accesso e il controllo delle risorse e le norme che governano la società.
Del resto la storia si ripete. Dal tempo dei faraoni e degli schiavi abbiamo fatto un percorso storico passando attraverso Persiani, Greci, Macedoni, Romani, Sacri Romani Imperi, Monarchie Europee, Regimi Totalitari e II Guerra Mondiale per approdare a democrazie moderne costituite da società più eque.
Oggi però in queste società non vediamo equità nell'accesso e nel controllo delle risorse.
La nostra vocina interiore associa equità nella distribuzione delle risorse quando la distribuzione delle risorse è correlata con il lavoro svolto da una persona a favore della società e, invece, associa iniquità nella distribuzione delle risorse (iniquità che di volta in volta prende il nome di tirannia, parassitismo o delinquenza) quando la distribuzione delle risorse è correlata con la concentrazione di potere esterno in una persona.
Esercitare il potere esterno in un sistema in cui tale potere è distribuito iniquamente significa DOMINARE.
Come dice bene Riane Eisler: il modello non è cambiato, è sempre quello della Dominazione (Domination) prevalente
.
Il modello della Partecipazione (Partnership) prevalente resta ancora una chimera! E per questo bisogna lavorare. Ma che cosa sono questi modelli? Lo vedremo fra poco.