Data Revisione: 31 Gennaio 2012 - Articolo non ancora finito.

Prima di cominciare a narrare la storia della Terra, la storia della vita sulla Terra e, in particolare l'Antropocene e le interazioni Cerere Prometeo, è opportuno premettere alcune definizioni e idee.

Sistemi ambientali: Ecosistemi ed Antroposistemi.

Nel seguito sono riportate alcune definizioni del termine ecosistema:

  • The term ecosystem was first introduced by Tansley and refers to a spatially explicit unit of Earth that includes all the organisms, along with all components of the abiotic environment within its boundaries.

    Traduzione. Il termine ecosistema fu introdotto per la prima volta da Tansley e si riferisce a una porzione di spazio del Pianeta Terra compresi tutti gli organismi e le componenti abiotiche che ricadono dentro i suoi confini.

    ( Turner, G. M., Gardner, R.H., O'Neill R.V., Landscape ecology in theory and practice: pattern and process. Springer-Verlag 2001, ISBN 0-387-95123-7 ).

  • Any entity or natural unit that includes living and non living parts interacting to produce a stable system in which the exchange of materials between the living and non living parts follows circular paths is an ecological system or ecosystem. The ecosystem is the largest functional unit in ecology, since it includes both organisms (biotic communities) and abiotic environment, each influencing the properties of the other and both necessary for maintenance of life as we have it on the earth. A lake is an example of an ecosystem.

    Traduzione. Ogni entità o unità naturale che include parti viventi e non viventi interagenti tra loro per produrre un sistema stabile in cui lo scambio di materiali tra parti viventi e non viventi segue percorsi circolari è un sistema ecologico o ecosistema. L'ecosistema è l'unità funzionale più grande in ecologia dal momento che essa include sia gli organismi (le comunità biotiche) sia l'ambiente abiotico, ciascuno influenzante le proprietà dell'altro ed entrambi necessari per il mantenimento della vita così come noi l'abbiamo sulla terra. Un lago è un esempio di ecosistema.

    ( Odum E.P., Fundamental of Ecology. W.B. Saunders 1953, ISBN ).

  • The word ecosystem is a short expression for ecological system. To some people, ecological system has become a synonym for environmental system. Other use the word ecosystem only for those system of nature that generally do not include humans. ... An organized system of land, water, mineral cycles, living organisms, and their programmatic behavioral control mechanisms is called an ecosystem.

    Traduzione. Il termine ecosistema è la forma contratta di sistema ecologico. Per alcune persone sistema ecologico è diventato sinonimo di sistema ambientale. Altri usano il termine ecosistema solo per quei sistemi naturali che non includono gli esseri umani. ... Un sistema organizzato di terre, acque, cicli minerali, organismi viventi e i loro meccanismi di controllo comportamentale è detto ecosistema.

    ( Odum, H.T., Systems Ecology: an introduction. Wiley Interscience 1983, ISBN 0-471-65277-6 ).

  • An ecosystem is the interacting assemblage of living things and their non living environment. ... We human beings are integral, interacting components of ecosystems at every level, and in order to deal adequately with these systems, we have to recognize that simple fact. In most situations, even at the level of the biosphere, we may be an overriding, controlling component, but we are a component nonetheless.

    Traduzione. Un ecosistema è la composizione interattiva di esseri viventi e del loro ambiente non vivente. ... Noi esseri umani siamo componenti integrali degli ecosistemi ad ogni livello, e al fine di trattare adeguatamente tali sistemi, dobbiamo riconoscere questa verità. In molte situazioni, anche a livello di biosfera, noi possiamo essere una componente principale di controllo, ma comunque solo una componente.

    ( Lyle, J.T., Design for human ecosystems : landscape, land use, and natural resources. Island Press 1999, ISBN 1-559-63720-X ).

  • Today, therefore, a mature land ecosystem is a grand coalition that involves bacteria, archaea, plants, animals and fungi all working in concert to find, fix and recycle nutrients and carbon. ... In summary, the remarkably productive ecosystems we see on land today were formed through symbiosis and are supported by recycling.

    Traduzione. Oggi, quindi, un ecosistema terrestre maturo è una grande coalizione di batteri, archaea, piante, animali e funghi, tutti cooperanti insieme per trovare, fissare e riciclare nutrienti e carbonio. ... Per riassumere, gli ecosistemi altamente produttivi che vediamo oggi sulle terre emerse si formarono per interazioni simbiotiche e sono supportati dal riciclo.

    ( Lenton T., Watson A., Revolutions that made the Earth. Oxford University Press 2011, ISBN 978-0-19-958704-9 ).

Dalle definizioni precedenti, rileviamo che il termine ecosistema presenta una definizione base condivisa da tutti e un'estensione che può essere o meno condivisa, a seconda degli scopi che ciascuno si prefigge di indagare.

In particolare, la parte di definizione di ecosistema condivisa da tutti prevede quattro elementi:

  • una porzione ben delimitata di superficie (volume) planetaria,
  • tutti gli organismi viventi in tale porzione di superficie (volume) planetaria, vuoi terrestre, vuoi acquatica,
  • tutte le componenti ambientali abiotiche presenti in tale porzione di superficie (volume) planetaria,
  • tutte le interazioni tra componenti ambientali abiotiche, tra componenti ambientali abiotiche e organismi e tra organismi e organismi.

L'estensione riguarda il fatto che mentre alcuni includono la specie Homo sapiens tra gli organismi viventi che costituiscono un ecosistema, altri preferiscono escludere tale specie e riservano il termine ecosistema ai soli sistemi naturali in assenza dell'uomo. Ecco allora che chi include la specie umana tra gli organismi viventi che compongono un ecosistema può usare il termine ecosistema quale sinonimo di sistema ambientale, mentre quanti usano il termine ecosistema per indicare in modo esclusivo un sistema ambientale senza presenza umana, ovvero al più con la presenza umana limitata a gruppi primitivi di raccoglitori, pescatori e cacciatori (RPC), sono tenuti a tenere distinti i termini ecosistema e sistema ambientale.

Nel presente scritto ho ritenuto utile e necessario distinguere tra sistema ambientale e sistema ecologico o ecosistema e ho introdotto il termine antroposistema.

  • Sistema Ambientale (Environmental System): ogni sistema composto da quattro unità:
    1. un territorio ovvero una porzione di superficie (volume) planetaria sia terrestre, sia acquatica;
    2. tutti gli organismi viventi presenti su tale porzione di superficie (volume), ivi incluso l'uomo;
    3. tutti i fattori abiotici presenti su tale porzione di superficie (volume) ivi incluse le infrastrutture, le strutture e gli altri prodotti delle attività umane;
    4. tutte le relazioni tra fattori biotici, tra fattori biotici e abiotici, e tra fattori abiotici, senza nessun vincolo sui flussi di materia.

    Se in un sistema ambientale viene a mancare la presenza di organismi viventi, il sistema non è più un sistema ambientale.

  • Ecosistema (Ecosystem): ogni sistema ambientale dove l'impatto umano non va oltre il prelievo di cibo nella misura attuata da gruppi primitivi di raccoglitori, pescatori e cacciatori (RPC), gruppi di uomini oggi in pratica estinti, e con in più il seguente vincolo sui flussi di materia: i flussi di materia seguono percorsi circolari, circuiti chiusi, ovvero cicli. Flussi di materia perfettamenete ciclici non producono rifiuti e quindi non creano accumulazione di rifiuti = immobilizzazione/sottrazione di risorse; la mancanza di nodi di accumulazione permette di massimizzare l'efficienza nell'uso delle risorse ovvero, a parità di risorse, di soddisfare un fabbisogno maggiore e, cosa ancora più importante, di rendere i processi sostenibili.
  • Antroposistema (Anthroposystem): ogni sistema ambientale dove l'impatto umano va oltre il prelievo di cibo nella misura attuata da gruppi primitivi di raccoglitori, pescatori e cacciatori (RPC), temporaneamente senza vincolo sui flussi di materia e quindi con accumulazione di rifiuti = immobilizzazione/sottrazione di risorse. È evidente però, e si vedrà chiaramente in seguito, che la mancanza del rispetto del vincolo di ciclicità sui flussi di materia e, quindi, con conseguente presenza di accumulazione di rifiuti = immobilizzazione/sottrazione di risorse, porta a processi insostenibili, ingiustizia ambientale e ingiustizia sociale.

Processi ciclici, processi sostenibili, processi che non producono rifiuti, processi che non comportano accumulazione di rifiuti = immobilizzazione/sottrazione di risorse.

È necessario definire con maggior precisione alcuni termini di uso comune.

  • I processi di produzione sono i processi messi in atto per gli altri;
  • i processi di consumo sono i processi messi in atto per se stessi;
  • i prodotti sono gli output dei processi di produzione e consumo che vengono reimpiegati immediatamente in un successivo processo di produzione o consumo, ovvero che costituiscono materie prime per un successivo processo;
  • i rifiuti sono gli output dei processi di produzione e di consumo che non vengono reimpiegati immediatamente in un successivo processo di produzione o consumo, ovvero che non costituiscono materie prime per un successivo processo.

Nelle definizioni precedenti uso il termine «immediatamente» per il fatto che, dopo qualche centinaio di milioni di anni, i rifiuti potrebbero essere prima subdotti nell'astenosfera, e poi, dopo aver subito «trasformazioni chimiche rigeneranti», essere eruttati da un vulcano o da una dorsale atlantica come lava, ceneri e gas e tornare ad essere materie prime! E allora questo vuol dire che in un orizzonte temporale di centinaia di milioni di anni, confrontabile con la durata del ciclo delle rocce, l'uomo potrebbe non produrre rifiuti, mentre in un orizzonte temporale breve, confrontabile con la durata dei cicli biologici, l'uomo sta producendo rifiuti con effetti devastanti, iniqui e insostenibili.

Per il principio fisico di conservazione di massa ed energia (nulla si crea e nulla si distrugge), e per il fatto che il pianeta Terra è sostanzialmente un sistema chiuso, un sistema dove la quantità di materia è data, finita e costante, ovvero non può aumentare né diminuire, salvo tascurabili scambi con Helios, è necessario mettere in atto processi ciclici che trasformano con zero rifiuti le materie prime in prodotti, che a loro volta si ritrasformeranno, dopo ulteriori processi, nelle materie prime di partenza.

Se un processo non è ciclico, col tempo, le materie prime che lo alimentano fatalmente finiranno. Da quel momento in poi quel processo non sarà più eseguibile. Se i sentieri metabolici degli organismi viventi non fossero ciclici, la vita sulla Terra si sarebbe estinta già da tempo.

Se una generazione usa alcune risorse terrestri nel corso della propria esistenza senza dar tempo alle stesse di rigenerarsi, le usa a detrimento delle generazioni future. Togliere risorse alle generazioni future significa agire in modo insostenibile. Esempi eclatanti sono l'utilizzo di vettori energetici fossili (carbone, petrolio, gas) e nucleari (uranio, torio), l'utilizzo di falde acquifere con prelievi superiori alle immissioni naturali, la caccia e la pesca quando attuano un prelievo anno di individui dagli ecosistemi superiore alla riproduzione e alla maturazione delle varie specie prelevate, con conseguente diminuzione delle popolazioni fino a raggiungere o oltrepassare le soglie di estinzione, il disboscamento per uso energetico (dighe idroelettriche) minerario (petrolio e altri idrocarburi) e agricolo delle aree a foresta tropicale.

Solo i processi ciclici possono essere ripetuti ancora almeno una volta e quindi per sempre (ricorsività). Un processo che può essere ripetuto ancora almeno una volta e quindi per sempre, è un processo sostenibile perchè anche le generazioni future potranno mettere in atto tale processo visto che le risorse materiali per attuarlo vengono continuamente consumate e rigenerate.

Alla mancata produzione di rifiuti corrisponde l'assenza di accumulazione degli stessi ovvero ad una mancato sequestro temporaneo di risorse, ad una mancata sottrazione di materie prime per l'esecuzione di processi successivi necessari agli organismi viventi presenti e futuri.

Alla fine risulta chiaro che i termini processi ciclici, processi che non generano rifiuti, processi che non comportano accumulazione di rifiuti = immobilizzazione/sottrazione di risorse, processi sostenibili sono tutte diverse sfacettature di uno stesso tipo di processi.

Quando un processo non può essere ripetuto ancora almeno una volta e quindi per sempre, quando tale processo non è ciclico ma è rettilineo, quando tale processo produce, oltre ai prodotti, anche rifiuti, quando tale processo comporta accumulazione di rifiuti = immobilizzazione/sottrazione di risorse, tale processo è insostenibile. I rifiuti si accumulano senza diventare materie prime di processi successivi. Le generazioni future non potranno più metterlo in atto per mancanza di materie prime.

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Gaia

Gaia, termine coniato da J.E. Lovelock ( Lovelock J. E., Gaia. A new look at the life on Earth. Oxford University Press 1979, ISBN 0-19286-030-5 ), va intesa come sistema termodinamico aperto, di scala planetaria, con abbondanza di vita, supportato dal flusso di energia libera proveniente dal Sole ( Lenton, T. M., Clarifying Gaia: Regulation with or without Natural Selection. in Editors: Schneider S.H., Miller J.R., Crist E., and Boston P.J., Scientists debate Gaia. MIT Press 2004, ISBN 0-262-19498-8 ).

I confini di Gaia sono i seguenti:

  • la frontiera (boundary) superiore è l'interfaccia tra l'atmosfera, fino a circa 600 km dalla superficie terrestre, e lo spazio esterno;
  • la frontiera inferiore invece dipende dalla scala temporale dei fenomeni presi in esame:
    • per processi di durata minore o uguale a 104 anni, essa arriva a comprendere i suoli continentali e i suoli oceanici;
    • per processi di durata superiore a 104 anni e inferiore a 108 anni, essa arriva a comprendere la crosta continentale e la crosta oceanica che interagiscono con i processi superficiali di erosione e sedimentazione;
    • per processi di durata uguale o maggiore a 108 anni, ovvero al tempo necessario per il riciclo della crosta terrestre, essa arriva a comprendere crosta e mantello superiore, ovvero litosfera (crosta e parte rigida del mantello superiore) e astenosfera (parte plastica del mantello superiore).

Gaia coincide con l'ecosfera (Ecosphere), la sfera entro la quale si sviluppano le interazioni tra organismi viventi e ambiente fisico-chimico, ed è diversa sia dal Sistema Terra sia dalla Biosfera, la sfera che contiene gli organismi viventi. Gaia coicide con il sistema organismi viventi e le tre matrici gaiane: aria, acque e suoli.

Gaia è un sottosistema del Sistema Terra perchè:

  • nel tempo: il Sistema Terra include stati anteriori all'origine della Vita e stati con Vita scarsa, mentre Gaia è definita come sistema con Vita abbondante,
  • nello spazio: il Sistema Terra comprende il nucleo e tutto il mantello del Pianeta Terra, mentre la frontiera di Gaia al più si estende fino al mantello superiore, escludendo il mantello inferiore e il nucleo.

Gaia è un soprasistema della Biosfera perchè:

  • la frontiera superiore della biosfera è posta nell'atmosfera a circa 50 km sopra la superficie terrestre, in quanto oltre tale limite non sono stati rinvenuti finora organismi viventi, mentre Gaia si estende fino all'interfaccia tra l'atmosfera e lo spazio esterno, ovvero fino a circa 600 km sopra la superficie terrestre, in quanto, per esempio, la produzione di ossigeno da parte di organismi fotosintetizzanti ossigenici invia atomi di ossigeno fino al limite superiore dell'atmosfera;
  • la frontiera inferiore della biosfera, peraltro sconosciuta, è temporaneamente fissata nella crosta terrestre a pochi km di profondità rispetto alla superficie, mentre Gaia, nella sua accezione più ristretta si estende fino ai suoli, mentre nella sua accezione più ampia, si estende fino all'astenosfera.

Dalle definizioni riportate nella sezione precedente, segue che Gaia può essere definita come un mosaico le cui tessere sono ecosistemi e antroposistemi.

Si ponga infine attenzione al fatto che, fino a poco tempo fa, c'erano due modi generali di considerare gli ecosistemi:

  • come sistemi ambientali in cui gli organismi viventi non alterano l'ambiente in cui vivono ma si limitano ad adattarsi ad esso;
  • come sistemi ambientali in cui gli organismi viventi e l'ambiente in cui vivono (le matrici di Gaia: suoli, acque interene ed esterne alle terre emerse, aria) interagiscono tra loro, influenzandosi e modellandosi a vicenda.

Questo secondo modo è il modo gaiano di intendere gli ecosistemi: l'ambiente è il prodotto degli organismi viventi e, viceversa, gli organismi viventi sono il prodotto dell'ambiente (Lovelock J., Gaia. Medicine for an ailing planet. Gaia Books 2005, ISBN 1-856-75231-3).

A riprova di questa verità, riflettiamo sui seguenti fatti: l'aria che respiriamo è costituita al 99% da ossigeno e azoto, gas prodotti quasi totalmente dagli organismi viventi; senza acqua allo stato liquido non ci può essere vita e senza vita non ci può essere acqua allo stato liquido; i suoli sono prodotti dagli organismi viventi, senza organismi viventi non ci sarebbero suoli; quasi tutte le rocce sedimentarie sono state processate in qualche modo dagli organismi viventi.

Oggi non ci sono più dubbi sul modo di considerare gli ecosistemi così come non ci sono più dubbi che evoluzione è sempre coevoluzione.

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Rappresentazione sintetica dell'Universo.

Definiamo cinque soggetti: Helios, Vulcanus, Gaia, Prometeo e Cerere.

Rappresentazione sintetica dell'Universo
Scienza Globale Partizione dell'Universo in Classi

Gaia Theory

Helios ovvero lo spazio dal confine superiore di Gaia (l'ecosfera) verso il resto dell'universo.
Vulcanus ovvero lo spazio dal confine inferiore di Gaia (l'ecosfera) verso l'interno del pianeta Terra composto da: crosta, mantello superiore rigido, mantello superiore plastico o astenosfera, mantello inferiore, e nucleo.
Gaia ovvero l'ecosfera composta da: aria, oceano ed acque interne alle terre emerse, suoli, biota e necrota, con tutti i suoi ecosistemi, interposta tra gli spazi precedenti, di cui il primo, Helios, posizionato sopra il suo dorso e il secondo, Vulcanus, posizionato sotto il suo ventre (Volk, T., Gaia's Body. Toward a Physiology of Earth. MIT Press 2003, ISBN 0-262-72042-6).
Prometeo ovvero l'antroposfera, lo spazio presente nel grembo di Gaia formato dalla popolazione umana (Homo sapiens) e da tutti gli antroposistemi.
Cerere ovvero la Natura, la Wilderness, lo spazio presente nel grembo di Gaia formato da tutti gli organismi viventi, Homo sapiens non primitivo escluso, e da tutti gli ecosistemi, ovvero dall'insieme differenza Gaia meno Prometeo.

Quali sono le relazioni tra i cinque soggetti sopra definiti?

  • Helios, Vulcanus e Gaia sono tre insiemi disgiunti e complementari nell'Universo:
    • l'intersezione tra Helios, Vulcanus e Gaia è l'insieme vuoto;
    • l'unione di Helios, Vulcanus e Gaia è l'Universo.
  • Cerere e Prometeo sono l'insieme differenza l'uno dell'altro in Gaia;
  • Cerere e Prometeo sono due insiemi disgiunti e complementari in Gaia:
    • l'intersezione tra Cerere e Prometeo è l'insieme vuoto,
    • l'unione di Cerere e Prometeo è Gaia.
  • Cerere e Prometeo sono nati insieme e moriranno insieme. Infatti quando la popolazione umana si estinguerà Cerere a poco a poco si riconfonderà in Gaia.

Questa rappresentazione aggregata dell'Universo è la rappresentazione che adotteremo quale visione globale al cui interno valutare gli effetti delle azioni umane sul pianeta Terra e orientare un percorso futuro da seguire.

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Inoltre è molto comodo riportare le tre seguenti tabelle di dati per una rapida consultazione. Tutte le date vanno prese con un pizzico di buon senso.

Supercontinenti
Nome Periodo di formazione Periodo di frammentazione
Ur3.0 Gya
Kenorland2.7 Gya2.1 Gya
Columbia1.8 Gya1.5 Gya
Rodinia1.1 Gya0.75 Gya
Pangea0.3 Gya

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Glaciazioni
Nome Tipo Periodo Cause
Pongola, first glaciation2.9 Gya
Huronian glaciations Snowball Earth2.4 - 2.3 Gya
Sturtian glaciationSnowball Earth710 Mya
Marinoan glaciationSnowball Earth640 Mya
Gaskiers glaciation580 Mya
Ordovician glaciation450 Mya
Carboniferous glaciation300 Mya
Quaternary glaciations2.58 Mya

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Estinzioni di Massa
Nome Periodo Cause probabili Gruppi estinti
Ordovician-Silurian extinction450-440 MyaRaffreddamento, glaciazioni, abbassamento del livello dei mari.Trilobiti, Brachiopodi, Coralli, Cefalopodi, Briozoi
Devonian extinction375 MyaRaffreddamento, impatto.Corals, Brachiopodi, Trilobiti, Cefalopodi, Foraminiferi, echinodermi.
Permian-Triassic extinction251 MyaRiscaldamento globale dovuto ad attività vulcanica (Siberian Traps), cambiamento della chimica oceanica, impatto.Dall'82% al 95% delle specie marine allora esistenti.
Triassic-Jurassic extinction205 MyaCambiamento climatico, cambiamento della circolazione oceanica, oceani anossici, vulcanismo.Rettili, ...
Cretaceous-Tertiary extinction65 MyaImpatto meteoritico, attività vulcanica (Deccan Traps).Dinosauri ...

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La storia della Terra: l'Eone Adeano: 4.6 - 3.8 Gya.

All'inizio c'era solo Helios: l'Universo.

Ancora dovevano formarsi nell'ordine: la nosta galassia, la Via Lattea, la nostra stella: il Sole, il nostro Pianeta: la Terra e, in esso, vita abbondante: Gaia.

All'incirca 4.6 miliardi di anni fa, il nostro sistema stellare si formava all'interno di un braccio a spirale della Via Lattea per il collasso gravitazionale di una densa nube di gas, e prendevano forma insieme al Sole i pianeti, fra cui la Terra: dentro Helios nasceva Vulcanus.

Durante l'Eone Adeano, in un intervallo di tempo compreso tra i 4.6 e i 3.8 miliardi di anni fa, a seguito del calore prodotto dal decadimento degli isotopi radioattivi presenti nelle polveri di accrezione e dagli impatti dei corpi celesti catturati dalla forza gravitazionale del pianeta, i metalli fondevano e quelli pesanti affondavano verso il centro a formare il nucleo. La Terra si sviluppava stratificandosi in un nucleo (core) di ferro e nichel, in un mantello (mantle) di silicati pesanti e in un oceano magmatico di silicati leggeri che raffreddandosi lentamente davano origine ad una crosta simile alla crosta oceanica attuale (Stanley S. M., Earth System History. W. H. Freemann and Company 2009, ISBN 978-1-429-20520-7).

L'acqua, assieme ad altri composti volatili fra cui l'azoto, giungeva sulla Terra dagli asteroidi catturati dalla forza di attrazione gravitazionale (Lenton T., Watson A., Revolutions that made the Earth, Oxford University Press. 2011, ISBN 978-0-19-958704-9.

Essa si legava ai minerali come acqua di idratazione. Quindi, assieme ai minerali a cui si era legata, affondava nel mantello e poi veniva eruttata dai vulcani in atmosfera come vapore. Raffreddandosi il vapore si condensava e cadeva sulla superficie come pioggia. L'acqua iniziava così a riempire le depressioni superficiali primordiali creando il gran padre Oceano ( Margulis L., Dolan M. F., Early Life. Jones and Bartlett Publishers 2002, ISBN 0-763-71463-1 ).

In quei tempi lontani Gaia ancora non esisteva, c'erano interazioni solo tra Vulcanus ed Helios, in termini di scambi di energia e materia.

Si pensi, per esempio:

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La storia della Terra: l'Eone Archeano: 3.8 - 2.5 Gya.

Attorno a 3.8 miliardi di anni fa, tra le nebbie del misteroso inizio dell'Eone Archeano, si passava dai precursori chimici non viventi alla prima cellula, alla vita.

Con le Banded Iron Formations (BIFs) trovate nel Quebec settentrionale, datate 3.8 miliardi di anni fa, si ha infatti una prima testimonianza della vita, e, più ancora, dell'esistenza di un processo metabolico di fotosintesi anossigenica, ovvero di fotosintesi che non produce ossigeno.

Poi, circa 3.5 miliardi di anni fa, da una presenza scarsa di organismi viventi si passava ad una abbondanza di organismi viventi. Tra Helios e Vulcanus nasceva Gaia.

Dall'epoca della sua formazione, 3,5 miliardi di anni fa circa, Gaia ha aggiunto ai cicli geochimici i cicli biochimici. L'interazione tra i cicli geochimici e i cicli biochimici ha portato alla formazione dei cicli biogeochimici.

Le interazioni tra Helios, sopra il dorso di Gaia, Gaia e Vulcanus, sotto il ventre di Gaia, determinavano i processi terrestri globali:

  1. il bilancio energetico planetario, somma delle tre componenti: radiazione solare, calore geotermico, energia gravitazionale,
  2. la circolazione delle placche tettoniche che determina la posizione delle terre emerse (Wilson Cycle),
  3. la circolazione degli oceani,
  4. la circolazione dell'atmosfera,
  5. il ciclo delle rocce, il ciclo dell'acqua e gli altri cicli biogeochimici,
  6. il bilancio acido-base planetario ([H+]),
  7. il bilancio ossido-riduttivo planetario ([e-]),
  8. la coevoluzione della vita nell'ecosfera,
  9. il clima planetario.

Modificato da un'idea in Jacobson, M., C., Charlson, R., J., Rhode, H., Orians, G., H. Earth System Science. From biogeochemical cycles to global change. International Geophysics Series Vol. 72. Academic Press 2000, ISBN 012379370X.

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La storia della Terra: l'Eone Proterozoico: 2.5 - 0.6 Gya.

l'Eone Proterozoico: 2.500 - 0.542 Gya
Ere Periodi Epoche  Durate 

Paleoproterozoic
2.500-1.600 Mya, 900 My


Mesoproterozoic
1.600-1.000 Mya, 600 My


Neoproterozoic
1.000-542 Mya, 458 My


Nel corso di questo lunghissimo Eone, mentre nuove specie viventi prendevano vita in coevoluzione con l'ambiente, aggiungendo inesplorati sentieri metabolici al «metabolismo gaiano» preesistente, avvenivano tre rivoluzioni fondamentali.

  1. All'incirca 2.7 miliardi di anni fa, feceva la sua comparsa un antenato dei cianobatteri attuali, capace di fotosintesi ossigenica, ovvero capace di di usare biossido di carbonio (CO2), acqua (H2O) e radiazione solare (hcλ-1) per generare carboidrati (CH2O) e ossigeno (O2), provocando la prima Grande Ossidazione. Nell'arco di circa 500 milioni di anni, si aveva il passaggio da una atmosfera riducente (senza ossigeno) ad una atmosfera ossidante (con ossigeno, per quanto in quantità dapprima centesimale e poi decimale della quantità attuale). In corrispondenza con questo primo innalzamento della presenza di ossigeno in atmosfera la Terra sperimentava la prima glaciazione globale. la prima Snow Ball (Palla di Neve) si aveva infatti tra 2.5 e 2.2 Gya. Poi verso la fine dell'Eone Proterozoico, in corrispondenza con la seconda Grande Ossidazione, avvenuta tra 0.8 e 0.5 Gya, si avevano la seconda Snow Ball (0.71 Gya) e la terza Snow Ball (0.64 Gya).
  2. All'incirca 2.0 miliardi di anni fa, per simbiogenesi cominciavano ad apparire organismi eucarioti, ovvero organismi contenenti al loro interno da una a tre classi di organelli (undulipodia, mitocondri e plastidi) derivanti da batteri che in precedenza vivevano come organismi indipendenti.
  3. Ci vollero altri 1.5 miliardi di anni perchè la coevoluzione arrivasse a produrre le prime piante e i primi animali a partire dalle «chimere» monocellulari eucariotiche. Infatti i resti fossili di organismi eucarioti complessi, organismi multicellulari con tessuti differenziati, cominciano ad apparire in rocce datate a partire da 0.6 miliardi di anni fa.

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La storia della Terra: l'Eone Fanerozoico: 0.6 - 0.0 Gya.

l'Eone Fanerozoico: 0.542 - 0.000 Gya
Ere Periodi Epoche  Durate 

Paleozoic
542-251 Mya, 291 My

Cambrian
542-488
54 My
Ordovician
488-443
45 My
Silurian
443-416
27 My
Devonian
416-359
57 My
Carboniferous
359-299
60 My
Permian
299-251
48 My

Mesozoic
251-65 Mya, 186 My

Triassic
251-200
51 My
Jurassic
200-146
54 My
Cretaceous
146-65
81 My

Cenozoic
65-0 Mya, 65 My

Paleogene
65-23
D 42
Paleocene
65-57
8 My
Eocene
57-35
22 My
Oligocene
35-23
12 My
Neogene
23-0
D 23
Miocene
23-5
18 My
Pliocene
5-1.65
3.35 My
Pleistocene
1.65-0.011500
1.6385 My
Holocene
0.011500-0.000250
0.011250 My
Anthropocene 0.000250-00.000250 My

...

Fino ad un miliardo di anni fa, le terre emerse erano abitate solo da comunità di procarioti, archaea e batteri.

Poi, verso 850 Mya e 800 Mya, le terre emerse si ricoprirono di alghe e di proto-licheni, organismi risultanti dalla simbiosi tra un fungo e un cianobattero o tra un fungo ed un'alga. Questi organismi, come i licheni di oggi, avevano le capacità di organicare il biossido di carbonio tramite fotosintesi ossigenica e di estrarre dalle rocce i minerali di cui abbisognavano tramite processi litolitici.

Le prime piante terrestri fanno la loro apparizione verso 470 Mya come spore fossili. Ma i primi fossili di frammenti di piante terrestri sono datati 450 Mya.

Sono stati individuati due siti in Nord America datati 440 Mya in cui si trovano suoli ben sviluppati che conservano resti fossili di piante (produttori primari), funghi (decompositori) e animali (predatori e detritivori) formanti ecosistemi terrestri riciclanti.

La prima grande estinzione di massa, delle cinque riconosciute sulla base dei ritrovamenti fossili di invertebrati marini, che distrusse circa il 60% di tutti i generi terrestri e marini allora esistenti, avvenne verso la fine dell'Ordoviciano.

I primi fossili di piante terrestri intere sono datati 425 Mya e i primi fossili di piante vascolari risalgono a 420 Mya.

Risalgono al Devoniano, attorno ai 400 Mya, i primi ecosistemi terrestri riciclanti ricchi di biodiversità.

E sempre nel Devoniano appaiono i primi alberi ovvero piante vascolari strutturate in radici, fusto, rami e foglie.

370 Mya troviamo i primi fossili di tetrapodi anfibi.

Verso la fine del Devoniano, attorno ai 364 Mya, si ebbe la seconda estinzione di massa che uccise tra il 70% e l'82% delle specie esistenti.

Alla fine del Permiano, circa 251 Mya, si registra la terza e la più grande estinzione di massa mai avvenuta sul pianeta che spense tra l'80% e il 95% di tutte le specie marine viventi. Siberian Traps (da 1 a 4 km3).

Alla fine del Triassico, circa 205 Mya, si registra la quarta estinzione di massa che portò all'estinzione il 50% delle specie marine e l'80% dei quadrupedi terrestri.

200 Mya compaiono i primi fossili di mammiferi placentati.

Alla fine del Cretaceo, verso i 65 Mya, si ebbe la quinta estinzione di massa associata alla scomparsa dei dinosauri, proto-uccelli esclusi. Deccan Traps (500.000 km3).

...

L'Epoca Olocene.

L'Olocene comincia circa 11.500 anni fa, alla fine di una fase di raffreddamento globale denominata Younger Dryas che durò 1.300 anni, da 12.900 anni fa a 11.600 anni fa. All'inizio di questa epoca, temporalmente posizionata all'interno di una fase interglaciale, Homo sapiens addomesticava le prime piante e i primi animali, iniziava le attività di coltivazione della terra e di allevamento degli animali, fondava le prime comunità sedentarie. Con il consolidarsi della rivoluzione agricola, circa 7.500 anni fa, cominciava la costruzione delle prime città, e, circa 5.500 anni fa, i Sumeri inventavano il primo sistema di scrittura.

Mi preme mettere in evidenza che coltivazione e allevamento non sono invenzioni umane. Le formiche, a partire da 50 milioni di anni fa, iniziarono tali attività (insect agriculture). Oggi, fra gli insetti sociali, 200 specie di Attine Ants (formiche), 330 specie di termiti e 3.400 specie di Ambrosia beetles (curculionidi delle sottofamiglie Scolytinae e Platypodinae) coltivano funghi per la produzione del proprio cibo. Ci sono state almeno sette origini indipendenti di fungicoltura presso i curculionidi, ma solo una ciascuno presso formiche e termiti.

Inoltre è bene tenere presente che alveari, formicai e termitai sono notevoli esempi di città per insetti.

Mentre tutti gli esseri viventi sono capaci di forme di comunicazione (segnali chimici, segnali elettrici, movimenti ritmici, gesti, danze, versi), per il momento non ci sono prove che altri organismi viventi diversi da Homo sapiens abbiano inventato forme durature di memorizzazione delle informazioni come i sistemi di scrittura.

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L'Epoca Anthropocene.

L'Anthropocene comincia circa 250 anni fa ovvero con l'avvio della rivoluzione industriale.

Interazioni tra Helios e Gaia.

Oggi tra Helios e Gaia esistono scambi prevalentemente di energia e scambi limitati di materia:

L'energia irradiata dal Sole genera e mantiene il ciclo dell'acqua (water cycle).

Interazioni tra Vulcanus e Gaia.

Oggi tra Gaia e Vulcanus, all'opposto, esistono scambi prevalenti di materia e scambi limitati di energia:

L'energia liberata da Vulcanus genera e mantiene il ciclo delle rocce (rock cycle).

Interazioni tra Helios, Vulcanus e Gaia.

Il bilancio energetico planetario non è costante nel tempo.

Dalla formazione della Terra ad oggi, la radiazione solare è aumentata di circa il 30%, la generazione di calore geotermico da parte dei processi di decadimento radioattivo è diminuita per il progressivo autoconsumo del carburante fissile, e l'interazione gravitazionale tra Sole, Terra e Luna, che si traduce nella formazione ciclica delle maree con influenza enorme sulla vita degli organismi acquatici e, di conseguenza, sui cicli biogeochimici, è cambiata per il rallentamento progressivo della rotazione terrestre.

I cicli biogeochimici sono interconnessi.

In particolare, il ciclo dell'acqua e il ciclo delle rocce sono interconnessi: l'acqua è legata ad alcuni minerali, l'acqua è trasferita dalla litosfera all'astenosfera nelle zone di subduzione e dall'astenosfera alla litosfera nelle zone di diffusione (dorsali medio atlantiche e vulcani), l'acqua è un agente di disgregazione fisica e chimica, di erosione (trasporto), di soluzione, evaporazione e precipitazione, di deposizione, processi tutti partecipi alla generazione delle rocce sedimentarie.

Prometeo comincia il suo nuovo percorso con il piede sbagliato.

Se fin dai tempi della rivoluzione agricola l'uomo aveva cominciato a sottrarre spazi a Cerere, solo con la rivoluzione industriale l'uomo iniziava a produrre rifiuti su scala significativa. Ed è proprio la produzione umana di rifiuti, insieme alla sempre crescente sottrazione di terre a Cerere, che ci obbliga a distinguere in Gaia due nuovi soggetti: dentro Gaia nascevano Cerere e Promenteo.

Prima, ogniqualvolta in Gaia coevolvevano nuovi organismi viventi con il concomitante sviluppo di nuovi sentieri metabolici, questi, essendo ciclici, si aggiungevano ai cicli biogeochimici preesistenti integrando il metabolismo gaiano.

Dalla rivoluzione industriale in avanti, i «sentieri antropochimici», non essendo ciclici perchè producenti rifiuti, devono essere mantenuti distinti dai cicli biogeochimici, non possono essere integrati nel metabolismo gaiano.

Anche se la specie umana, con tutti i suoi antroposistemi, fa parte di Gaia, le interazioni umane devono essere tenute distinte dalle interazioni di tutti gli altri organismi viventi; i sentieri antropochimici vanno affiancati ai cicli biogeochimici ma tenuti distinti fino al momento in cui cesseranno di essere rettilinei e diventeranno ciclici. A quel punto anche i sentieri metabolici umani potranno essere aggiunti ai cicli biogeochimici e intehrati nel metabolismo gaiano.

Dobbiamo tendere verso processi di produzione e di consumo che non generano rifiuti perchè la produzione di rifiuti equivale alla sottrazione di materie prime per gli altri organismi viventi presenti e futuri e comporta la generazione di agenti tossici per gli organismi viventi.

Del resto già nel passato si sono presentate nuove specie che hanno prodotto rifiuti. Ma mentre allora è stato necessario aspettare che coevolvessero nuovi organismi capaci di utilizzare i rifiuti che continuavano ad essere prodotti e ad accumularsi, oggi lo stesso produttore di rifiuti (Homo sapiens) deve imparare a riusarli, riciclarli, trasformarli in materie prime o smettere di produrli.

The biological innovations at the source of revolutionary changes in the environment involve the accumulation of a novel waste product - be it oxygen in the atmosphere, or the flushing of the weathered elements to the ocean. To stop these waste product accumulating indefinitely, and mantain high productivity, it is necessary that new types of life evolve to form closed recycling loops.

Traduzione. Le innovazioni biologiche alla base dei cambiamenti ambientali rivoluzionari comportano l'accumulazione di nuovi rifiuti, siano essi ossigeno in una atmosfera riducente o il trasporto degli elementi erosi agli oceani. Per bloccare l'accumulazione indefinita di questi rifiuti è necessario che evolvano nuovi tipi di vita capaci di formare circuiti chiusi riciclanti.

( Lenton T., Watson A., Revolutions that made the Earth. Oxford University Press 2011, ISBN 978-0-19-958704-9 ).

Tutti i processi umani oggi rettilinei possono diventare ciclici.

È solo un problema di costi e quindi di scelta. Mi spiego. Se in qualità di produttore (singolo o multinazionale, il discorso non cambia) produco rifiuti vuol dire che accollo agli ecosistemi e alle comunità il costo generato da tali rifiuti (inquinamento, immobilizzazione o sottrazione di risorse durevole, accumulazione in discarica). Ma vuol dire anche che posso vendere ai consumatori ad un prezzo inferiore in quanto non devo girare loro i costi sostenuti per evitare di produrre rifiuti. Quindi bisogna rendersi conto che abbiamo a che fare con un problema sia di produzione sia di consumo. Bisogna impegnarci a progettare sistemi produttivi e di consumo a zero rifiuti. Non basta produrre a zero rifiuti, bisogna anche consumare prodotti che non generano rifiuti dopo essere stati consumati. Se il prezzo dei prodotti che non producono rifiuti nelle fasi di produzione e consumo è troppo alto allora devo temporaneamente rinunciare a quei prodotti e aspettare che innovazioni di tecnologia (lato produzione) e di stile di vita (lato consumo) permettano la produzione e il consumo a rifiuto zero a prezzi accessibili. È facile accollare agli ecosistemi o alle comunità sia parte dei costi di produzione, a tutto vantaggio degli investitori, sia minori prezzi di consumo a tutto vantaggio degli acquirenti. I conti ahimé però tornano sempre e quello che guadagnano in più gli investitori e/o pagano in meno gli acquirenti, lo pagano gli ecosistemi, le comunità, gli ecosistemi futuri e le generazioni future.

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Interazioni tra Cerere e Prometeo.

Oggi l'azione umana (Prometeo) è a scala planetaria e codetermina assieme a Helios, Cerere (quello che resta di Gaia una volta sottrattole Prometeo) e Vulcanus i processi terrestri globali.

La specie umana agisce prevalentemente:

Azione umana sul bilancio energetico planetario.

I dati indicano che nei 215 anni tra il 1750, inizio della rivoluzione industriale, e il 1965, la concentrazione atmosferica di CO2 è aumentata da 280 ppm a 324 ppm, ovvero con un incremento di 44 ppm, a cui corrisponde un incremento assoluto di carbonio atmosferico di circa 90 GTC, dove GTC indica 109 Tonnellate di Carbonio, considerando che 1 ppm è equivalente a 2,13 GTC (Archer, D. The long thaw. How humans are changing the next 100.000 years of Earth climate. Princeton University Press 2009, ISBN 978-0-69113-654-7).

Come si arriva a stabilire che 1 ppm è equivalente a 2,13 GTC? Tutto deriva da una stima del volume dell'atmosfera terrestre in condizioni standard pari a 4.0 × 1021 litri, determinata da Verniani F., The total mass of the Earth's atmosphere, Journal of Geophysical Research 71: 385-391, 1966.

Infatti dato il volume dell'atmosfera terrestre in condizioni standard, otteniamo immediatamente il volume di 1 ppm in volume pari a 4.0 × 1015 litri, da cui, dividendo tale volume per 22.4 litri mole-1, il volume di una mole di molecole allo stato gassoso in condizioni standard di temperatura e pressione, otteniamo il numero di moli che compongono 1 ppm in volume dell'atmosfera terrestre: 1.8 × 1014 mol. Poiché una mole di molecole di biossido di carbonio contiene una sola mole di atomi di carbonio e poiché il peso di una mole di atomi di carbonio è pari al peso atomico del carbonio in grammi ovvero PmolC = 12 g mole-1, allora il peso di 1 ppm in volume di carbonio è pari a 1.8 × 1014 mol × 12 g mol-1 = 2.1 1015 g a cui corrispondono 2.1 1015 g × 10-15 GT g-1 = 2.1 GT di carbonio, essendo 1 GT = 1 × 1015 g.

Ma nei 40 anni tra il 1966 e il 2005, vedi il sito Dr. Pieter Tans, NOAA/ESRL «Trends in Atmospheric Carbon Dioxide», i dati indicano che la specie umana ha emesso 300 GTC, di cui 86 GTC dalla combustione di carbone, 98 GTC dalla combustione di petrolio, 36 GTC dalla combustione di metano, 5 GTC dalla produzione di cemento e 75 GTC dalla deforestazione. Nel corso del medesimo periodo, la concentrazione di CO2 nell'atmosfera è aumentata da 324 ppm a 385 ppm, ovvero con un incremento di 61 ppm, a cui corrisponde un incremento assoluto di carbonio atmosferico di circa 130 GTC. Poichè la specie umana ha emesso in atmosfera 300 GTC e in atmosfera l'incremento è stato di soli 130 GTC, ne discende che gli oceani, le piante terrestri e il suolo hanno assorbito 170 GTC, ovvero il 57% di carbonio emesso (Volk T. CO2 rising. The world greatest environmental challenge. MIT Press 2008, ISBN 978-0-26222-083-5).

L'aumento antropogenico della concentrazione nell'atmosfera di gas serra (Mann, M., E., Kump, L., R. Dire prediction. Understanding global warming. Dk Publishing 2008, ISBN 978-0-75663-995-2) fino a raggiungere i livelli presenti:

che corrispondono a un potenziale di riscaldamento globale pari a 532.000 ppb di biossido di carbonio (386.000 da biossido di carbonio e 146.000 ppb da altri gas serra, vapor acqueo escluso), interagisce con il bilancio energetico planetario, provocando un aumento della temperatura planetaria, ovvero un aumento della temperatura atmosferica e oceanica, lo scioglimento iniziale dei ghiacci di Groenlandia e Antartide Occidentale, un innalzamento del livello dei mari, la sommersione di aree costiere densamente popolate, lo spostamento di milioni di profughi in cerca di nuove aree in cui sopravvivere (Schmidt, G., Wolfe, J. Climate Change. Picturing the science. W.W. Norton & Company 2009, ISBN 978-0-39333-125-7), lo scioglimento dei ghiacci artici e del permafrost circumpolare, l'incremento dei cicloni tropicali atlantici, l'aumento degli eventi di siccità, ondate di calore, piogge brevi e torrenziali, esondazioni repentine, la diminuzione dei colpi di freddo, l'aumento delle probabilità di estinzione di ecosistemi e di organismi viventi superiori, in primis barriere coralline e mammiferi della fauna artica.

Azione umana sugli ecosistemi praterie e foreste.

La superficie terrestre ha un'area di circa 510 106 km2, dove, forse è bene metterlo in evidenza, 1 km2 è pari a 100 ettari e 106 km2 sono pari a 100.000.000 di ettari. In questa epoca geologica, l'area della superficie terrestre è suddivisa in:

Delle terre emerse:

Delle terre ospitali:

Nel dettaglio, la specie umana sta usando le terre ospitali sottratte agli ecosistemi praterie e foreste come segue:

Gli antroposistemi «pesanti» (aree residenziali, commerciali, industriali, militari, e loro infrastrutture di collegamento) coprono attualmente tra i 2 × 106 km2 e i 5 × 106 km2 che vanno sottratti agli antroposistemi «leggeri» (silvosistemi e agrosistemi).

Nel mondo ci sono circa 100.000.000 di km di strade (fonte CIA The World Factbook) ovvero 100 miliardi di metri di strade. Se ipotizziamo una larghezza media delle strade pari a 10 m, risulta che le sole strade coprono una superficie pari a 1.000 miliardi di metri quadrati ovvero 1 × 106 km2. Le strade coprono un novantesimo delle terre emerse ospitali. Abbiamo trasformato 100 milioni di ha, un tempo praterie e foreste, in strade per correre con le nostre automobiline!

Da questi dati, è immediato verificare che il vettore di ripartizione delle terre emerse tra ecosistemi praterie e foreste e antroposistemi è pari a (10%, 50%) e il vettore di ripartizione delle terre emerse ospitali tra ecosistemi praterie e foreste e antroposistemi è pari a (16,67%, 83,33%), vettori con valori troppo sbilanciati per consentire a Gaia di regolare, tramite reazioni negative (negative feedbacks) e positive (positive feedbacks), la temperatura e il clima del pianeta.

Azione umana sullo strato di ozono stratosferico, ovvero il Buco nell'Ozono.

Altre azioni umane tendono a indebolire la resistenza e la resilienza di Gaia. Basti pensare al Buco nell'Ozono.

Lo scudo di ozono stratosferico si formò dopo la Grande Ossidazione, oltre due miliardi di anni fa e da allora ha sempre protetto gli organismi viventi dalla radiazione solare UVB (280 − 315 nm). Tale radiazione è capace di procurare ingenti danni alla salute di tutti gli organismi viventi: tumori della pelle, catarrate, danni a piante e a plankton.

Nel 1972, James Lovelock, durante un viaggio nel l'Atlantico meridionale, scoprì che i gas CFC prodotti fin dai tempi della loro invenzione, avvenuta nel 1930, erano ancora presenti nell'atmosfera.

Nel 1985 Joe Farman e colleghi pubblicarono la loro scoperta del buco nell'ozono: i gas CFC stavano effettivamente riducendo e assottigliando lo schermo protettivo di ozono.

Dopo solo due anni da tale scoperta, nel 1987 fu stipulato il Protocollo di Montreal per bandire progressivamente l'emissione di gas distruttori dell'ozono stratosferico. Nonostante ciò, il buco nell'ozono ha continuato ad allargarsi per via del ritardo esistente tra la riduzione delle emissioni di CFC a terra e il loro ruolo nella distruzione di ozono stratosferico.

Probabilmente, già in passato, alla fine del Permiano, si verificò una riduzione notevole dello strato protettivo di ozono dovuto alla presenza di gas alogeni (cloro o bromo) eruttati dai vulcani, riduzione che codeterminò la più grave estinzione di massa della storia della vita sul pianeta Terra.

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Conclusioni.

Per quanto sopra segue che:

Poichè i processi terrestri globali sono interrelati, i cambiamenti prodotti dalla specie umana sul bilancio energetico planetario e sugli ecosistemi praterie e foreste si riverberano su tutti gli altri processi terrestri globali, innescando una successione di reazioni positive e negative che stanno portando Gaia verso una nuova posizione di equilibrio, che, nel lungo termine, sfocerà in una ridefinizione del clima e della vita sul pianeta e, in particolare, della posizione della specie umana in Gaia. Quando un sistema si porta su una nuova posizione di equilibrio, si trasforma e alcune componenti vengono eliminate, altre ridotte, altre rafforzate, altre ancora emergono ex novo (senza per questo andare contro le leggi di conservazione della materia e dell'energia). È questa l'eredità che desideriamo lasciare alle generazioni future? Siamo arrivati al limite di cui al film «Ultimatum alla Terra» (The day the Earth stood still)?

Niente di cui sorprenderci. Del resto alla fine dell'eone Archeano, quando l'atmosfera terrestre passò da una atmosfera riducente ad una atmosfera ossidante ci fu un riposizionamento dei batteri anaerobici che furono costretti per sopravvivere a riparare negli ambienti con poco o nessun ossigeno ovvero sotto terra e sotto acqua, lasciando la superficie terrestre ai batteri aerobici.

Il sistema gaiano cambia posizione nel tempo per molteplici cause e va incontro a repentine esplosioni evolutive e drastiche estinzioni. Si pensi all'esplosione di biodiversità avvenuta all'inizio del Cambriano o alla drastica riduzione dello strato di ozono, formatosi dopo la Grande Ossidazione, che si ipotizza sia avvenuta alla fine del Permiano in concomitanza con la più grave estinzione di massa.

Ma quali potrebbero essere gli esiti del cambiamento climatico in corso?

Scenari Apocalittici.

Secondo gli scenari apocalittici, il pianeta Terra raggiungerebbe stati di equilibrio a temperature medie globali o altissime (dai 50 ℃ in su: Hothouse) o bassissime (dai 50 ℃ in giù: Snowball Earth, Icehouse), letali o per Homo sapiens e la stragrande maggioranza degli organismi eucarioti complessi o per tutti gli organismi viventi, procarioti inclusi. I ricercatori danno il raggiungimento di tali stati di equilibrio per molto improbabili, per quanto non possano escluderli, considerate le ancora frammentarie conoscenze dei meccanismi di reazione (positive and negative feedbacks) di Gaia.

Scenari Moderati.

Secondo gli scenari moderati, il pianeta Terra raggiungerebbe stati di equilibrio a temperature globali medie più calde delle attuali di al più 6 ℃ nel corso di questo secolo unitamente ad una marcata riduzione dell'ecodivesità degli ecosistemi planetari e della biodiversità delle specie viventi. Questo risultato è dato per probabile nel caso in cui la specie umana continui a impattare su Gaia così come sta facendo. Ancora molta incertezza regna circa gli effetti per gli ecosistemi e per le società umane e, corrispondentemente, circa le misure da intraprendere. Sembra comunque probabile che la specie umana abbia esteso la durata del periodo interglaciale in cui stiamo vivendo, posticipando l'arrivo della prossima era glaciale.

Gira e rigira alla fine ci troviamo di fronte a due possibili classi di scelte alternative:

  1. politiche di attesa,
  2. politiche di intervento, e fra queste:
    • politiche regressive,
    • politiche aggressive.

Politiche di attesa (per alcuni business as usual, per altri burn baby burn).

...

Un fatto che mi lascia un profondo senso di frustazione è quello di leggere libri divulgativi di professori universitari che riportano pensieri del tipo seguente, allo stesso tempo denuncia e accettazione di un «fato inevitabile», senza che segua una serie di decisioni politiche che mettano in opera adeguate azioni di conservazione della Natura e di ridefinizione delle interazioni Cerere Prometeo. Ma non esistono più sistemi politici capaci di fare le cose nel modo giusto? Non esistono più uomini eccellenti (οι αριστοι)?

Perhaps this book will offer a few morsels of hope showing that there are people, living far from the highway, who know how to survive in the forest without destroying it. But the foces that want to consume the forest are overwhelming. During the next hundred years Earth's human population may be too voracious to allow much wilderness to survive. Even if we temper our appetites, only a few scrap of wilderness, each as isolated as Central Park, will remain. We will have forever denied our descendants the chance of living an adventure like the one I describe in this book. I am no futurist, but I accept that the loss of Amzonian forest will deplete the soils, create worldwide changes in climate, and result in an extinction of species as great as that at the end of the Cretaceus era, sixty -five million years ago, when the indifferent heavens ... caused about 50 percent of all species to disappear.

Forse questo libro offrirà alcune briciole di speranza mostrando che ci sono popoli, che vivono lontani dall'autostrada, che sanno come sopravvivere nella foresta senza distruggerla. Ma le forze che vogliono consumare la foresta sono sopraffacienti. Durante i prossimi cento anni la popolazione umana della Terra potrebbe essere troppo vorace da permettere l'esistenza di tanta Natura. Anche se noi modereremo i nostri appetiti, soltanto alcune briciole di natura, isolate come Central Park, rimarranno. Noi negheremo per sempre ai nostri discendenti la possibilità di vivere un'avventura come quella che descrivo in questo libro. Non prevedo il futuro, ma mi rendo conto che la perdita della foresta amazzonica impoverirà i suoli, creerà cambiamenti climatici di scala planetaria e risulterà in una estinzione di specie così grande come quella avvenuta alla fine del Cretaceo, sessantacinque milioni di anni fa, quando l'indifferenza dei cieli ... causò la scomparsa di circa il 50 percento delle specie presenti sul pianeta.

Campbell, D.G., A Land of Ghosts. The Braided lives of people and the forest in far western Amazonia. Houghton Mifflin Company 2005, ISBN 978-0-395-71284-9

Io penso che sia necessario cambiare. Ma cambiare come?

Politiche di intervento.

...

Politiche regressive.

...

Politiche aggressive.

Le politiche da intraprendere verso gli ecosistemi per me sono tre da implementare progressivamente tramite un piano mondiale a 30 anni:

  1. restituire superficie terrestre a Cerere; passare da 75 106 km2 a 45 106 km2 di terre ospitali occupate da antroposistemi, restituendo così a Cerere 30 106 km2 oggi occupati da agrosistemi (coltivazioni e pascolo), silvosistemi e antropositemi pesanti, per ridurre la perdita di ecodiversità e biodiversità e aumentare la resistenza e la resilienza di Gaia ai cambiamenti climatici,
  2. ristrutturare il sistema energetico globale; passare da una civiltà basata principalmente sui vettori energetici fossili a una civiltà basata principalmente sulle tecnologie solari termodinamiche e fotovoltaiche, per azzerare progressivamente l'immissione di biossido di carbonio in atmosfera da combustibili fossili, e rendere disponibili gli idrocarburi per altre produzioni utili,
  3. trasformare i sentieri antropochimici da rettilinei a ciclici; in questo modo sarà possibile integrare i sentieri antropochimici nei cicli biogeochimici del metabolismo gaiano e garantire la sostenibilità dei processi umani per le generazioni future, riducendo drasticamente ingiustizie ambientali e sociali.

Questi obiettivi sono tutti interrelati e necessitano anche di profonde trasformazioni sociali di cui si tratterà in un altro scritto.

Non sono un tecnico ma desidero comunque lo stesso suggerire a grandi linee come realizzare i tre obiettivi enunciati sopra.

Restituire superficie terrestre a Cerere

...

Ristrutturare il sistema energetico globale

...

Trasformare i sentieri antropochimici da rettilinei a ciclici

...

Infine, come azione laterale, denunciare e punire quanti promuovono, non bloccano pur avendone la responsabilità o si avvantaggiano da campagne di disinformazione atte a insinuare falsi dubbi sui temi ambientali. Vedi, ad esempio, i libri di Lomborg, lo scienziato che affermava di poter dimostrare che non è in atto alcun riscaldamento globale indotto dalle attività umane: Lomborg B. The skeptical environmentalist. Measuring the real state of the world. Cambridge University Press 2001, ISBN 0-52180-447-7 e Lomborg B. Cooli it: the skeptical environmentalist's guide to global warming. Knopf Publishing Group 2007, ISBN 0-52180-447-7.

Per chi, dopo la lettura dei libri di Lomborg, avesse dei dubbi sulla invalidità delle tesi di Lomborg, consigliamo di leggere: Friel H. The Lomborg deception. Yale University Press 2010, ISBN 9780307266927.

Nel libro l'autore mette in luce con puntigliosità la mancanza di rigore scientifico delle tesi sostenute da Lomborg.

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Resistenza e Resilienza.

L'evoluzione è il processo diacronico che produce sia la biodiversità a livello di organismi sia l'ecodiversità a livello di ecosistemi. La biodiversità e l'ecodiversità concorrono a rendere Gaia più resistente e resiliente, in pratica: «più sana e robusta». Si parla di resistenza e di resilienza di un sistema, quando un sistema, allontanatosi dalla posizione iniziale di equilibrio a causa di una perturbazione, viene fatto oggetto di indagine per misurare fino a che punto il sistema resiste alla perturbazione (resistenza) e quanto tempo ci mette per ritornare alla posizione di equilibrio iniziale (resilienza). Quindi:

  • la resistenza misura il grado in cui un sistema riesce a mantenere la propria integrità contro una perturbazione che lo allontana dallo stato iniziale di equilibrio;
  • la resilienza misura la velocità con cui un sistema riesce a ritornare allo stato iniziale di equilibrio dopo aver subito una perturbazione.

Quando applichiamo questi concetti a Gaia, poichè Gaia è un sistema omeorretico e non un sistema omeostatico, le cose sono un pò più complicate e vanno approfondite.

  • In un sistema omeostatico, al comparire di una perturbazione che allontana il sistema dallo stato di equilibrio, si attivano una o più reazioni negative che tendono ad annullare gli effetti della perturbazione, riportando il sistema allo stato iniziale di equilibrio; se la perturbazione però è abbastanza forte può portare alla rottura del sistema. Quindi, in uno spazio multidimensionale, lo stato iniziale di equilibrio di un sistema omeostatico è un punto e solo un punto.
  • In un sistema omeorretico, al comparire di una perturbazione che allontana il sistema dallo stato di equilibrio, si attivano una o più reazioni, in questo caso, però, non sono tutte reazioni negative che tendono ad annullare gli effetti della perturbazione, alcune sono reazioni positive che tendono ad amplificare gli effetti della perturbazione, e la risultante di tutte le reazioni non tende a riportare il sistema allo stato iniziale di equilibrio o alla rottura del sistema, come in un sistema omeostatico, ma tende a far procedere il sistema lungo una traiettoria fino ad un nuovo punto di equilibrio. Quindi, in uno spazio multidimensionale, gli stati di equilibrio di un sistema omeorretico sono punti che appartengono ad una curva. Non è detto che i nuovi stati di equilibrio raggiunti dal sistema omeorretico nel corso del tempo siano idonei per tutte le componenti che costituivano il sistema al punto di equilibrio precedente! Anzi, generalmente nuovi stati di equilibrio del sistema richiedono una trasformazione del sistema, con l'eliminazione di alcune componenti ante perturbazione e generazione di nuove componenti post perturbazione (Harding, S. P. Food web complexity enhances ecological and climatic stability in a Gaian ecosystem model. in Schneider S.H., Miller J.R., Crist E., and Boston P.J., Scientists debate Gaia. MIT Press 2004, ISBN 0-262-19498-8).

Questo è un primo modo di intendere la resilienza: è la resilienza ingegneristica. Su tale concetto si innesta l'idea di sistema omeorretico sviluppato da Lynn Margulis.

Esiste un secondo modo di concepire la resilienza: la resilienza ecologica, sviluppata da Crawford S. Holling. Mentre la resilienza ingegneristica, che Holling indica con il termine «stability», focalizza la propria operatività sull'efficienza e sul grado di fluttuazione del sistema vicino ad uno stato di equilibrio dinamico, la resilienza ecologica focalizza la propria operatività sulle condizioni di persistenza del sistema in un ambiente dove coesistono più stati di equilibrio dinamico e sulla capacità del sistema di assorbire la variabilità ambientale pur operando lontano da una posizione di equilibrio dinamico ovvero in zone di frontiera tra stati di equilibrio dinamici distinti (regimi diversi che richiedono al sistema strutture, configurazioni e funzioni diverse).

Invece di pensare in termini di sistemi omeorretici e di resistenza e resilienza di tipo ingegneristico, possiamo considerare un sistema gaiano come un sistema che può esistere in più stati di equilibrio dinamico (o regimi) e seguire cicli adattivi:

  • rapida crescita,
  • conservazione (maturità),
  • disfacimento (invecchiamento),
  • riorganizzazione (rinascita),

ovvero cicli che passano da uno stato di equilibrio ad un'altro all'oltrepassare certi valori (detti valori soglia) delle variabili di stato, che interagiscono con uno spazio che cambia continuamente. In pratica possiamo pensare ai sistemi viventi di Cerere e Prometeo come a dei sistemi in perenne stato transiente, ovvero a sistemi che operano lontani da stati di equilibrio dinamico.

In quest'ambito si colloca il concetto di resilienza secondo Holling:

«Resilience determines the persistence of relationships within a system and is a measure od the ability of these systems to absorb changes of state variables, driving variables, and parameters, and still persist. In this definition resilience is the property of the system and persistence or probability of extinction is the result. Stability, on the other hand, is the ability of a system to return to an equilibrium state after a temporary disturbance. The more rapidly it returns, and with the least fluctuation, the more stable it is. In this definition stability is the property of the system and the degree of fluctuation around specific states the result.».

Traduzione. La resilienza determina la persistenza delle relazioni interne al sistema e misura la capacità di questi sistemi di assorbire variazioni di variabili di stato, variabili guida e parametri, e ancora persistere (ovvero: mantenere struttura, configurazione e funzioni ante perturbazione). In questa definizione la resilienza è la proprietà del sistema e la persistenza o la probabilità di estinzione è il risultato. La stabilità, dall'altra parte, è la capacità di un sistema di ritornare ad uno stato di equilibrio dopo una perturbazione temporanea. Più rapidamente ritorna, e con la minor fluttuazione, più il sistema è stabile. In questa definizione la stabilità è la prprietà del sistema e il grado di fluttuazione attorno a specifici stati è il risulato.

Holling C. S., Resilience and Stability of Ecological Systems (1973), in Gunderson L. H., Allen C. R., Holling C. S., Foundations of Ecological Resilience. Island Press, 2010, ISBN 978-1-59726-511-9 .

La resilienza di un sistema è la distanza tra i valori delle variabili di stato del sistema e i valori soglia di tali variabili. Maggiore è tale distanza, maggiore è la resilienza e viceversa. Walker B., Salt D., Reid W. Resilience Thinking: Sustaining Ecosystems and People in a Changing World. Island Press 2006, ISBN 978-1-597-26093-0.

Se, per esempio, seguendo una metafora gravitazionale, il sistema, rappresentato da una palla, si trova in una buca, esso si muove verso il fondo della stessa. Ma se la forma dello spazio cambia, per esempio se la buca si trasforma in un piano, allora la palla, ora su un piano, si dirige verso un'altra buca ed, entrata in essa, tenderà a portarsi verso il fondo di quest'ultima. In termini sistemici, il sistema, al cambiare dell'ambiente, entra in un altro regime, cambia struttura, perdendo alcune componenti e acquistandone altre, e cambia funzioni.


Esempio.

Ritengo che le teorie economiche neoclassiche e liberiste perseguano ottimi locali come: l'interesse di un singolo, di un'impresa o di uno stato, a scapito o dell'ambiente o di altri esseri umani, e non un obiettivo di un bene globale, ovvero di tutta Gaia, Cerere e Prometeo, ecosistemi e antroposistemi. Perseguendo ottimi locali tali teorie hanno indirizzato la specie umana a produrre una riduzione della distanza di Gaia dai valori soglia che determinano un cambio di regime, ci hanno condotto sull'orlo dell'ignoto.

Tali teorie hanno spinto la specie umana a ridurre la resilienza di Gaia e a portare Gaia su scala planetaria in una zona di frontiera tra il regime climatico che conosciamo e da cui dipendiamo e un regime climatico sempre meno ospitale per la sopravvivenza della specie umana.

È quindi necessario correggere profondamente o abbandonare le teorie economiche neoclassiche e liberiste ed adottare teorie economiche più aderenti alla realtà, coerenti con la Teoria di Gaia e che portino al loro interno gli ecosistemi e gli esseri umani. Gli ecosistemi e gli esseri umani non possono, non devono e non vogliamo che siano trattati come esternalità.

Ecco perché è importante riformare alcuni dei sistemi politici, economici e sociali oggi ritenuti fondamentali:

  • la suddivisione politica del pianeta in stati,
  • le modalità di governance e di partecipazione a tutti i livelli,
  • i pilastri dell'economia capitalistica: la proprietà, il libero mercato e la moneta.

In assenza di una riforma completa e profonda, questi sistemi continueranno a ricercare ottimi locali mantenendoci in uno stato di male globale e non saranno capaci di smuoverci da tale posizione.

Nel breve periodo, ecosistemi e comunità possono sopportare i guasti prodotti da tali sistemi. Nel lungo periodo, aggravandosi il male globale, nessuno avrà scampo, come qualcuno ha cominciato a rendersi conto.

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Aquilegia alpina, 13/06/2010, Cajada, Longarone, BL.

Aquilegia alpina, 13/06/2010, Cajada, Longarone, BL.

Anemone nemorosa, 13/06/2010, Cajada, Longarone, BL.

Anemone nemorosa, 13/06/2010, Cajada, Longarone, BL.

Aquilegia atrata, 13/06/2010, Cajada, Longarone, BL.

Trollius europaeus, 13/06/2010, Cajada, Longarone, BL.

Trollius europaeus, 13/06/2010, Cajada, Longarone, BL.

Trollius europaeus, 13/06/2010, Cajada, Longarone, BL.