Data Revisione: 12 Agosto 2010.
Il Valore del Capitale Ecosistemico Distrutto
Il valore del capitale ecosistemico distrutto può essere calcolato come il prodotto tra la quantità di energia necessaria per produrre un ecosistema, espressa in Joule [J], e il prezzo unitario dell'energia, espresso in [€ J-1].
L'energia necessaria per produrre un ecosistema è pari alla somma di tutti gli input energetici:
- quelli utilizzati per mantenere la temperatura dell'ecosistema entro certi limiti,
- quelli utilizzati dalla fotosintesi e
- quelli utilizzati dalla chemiosintesi.
Una volta calcolata la quantità di energia in Joule richiesta dalla produzione di un ecosistema, tale quantità può essere convertita in euro tramite un tasso di cambio dato per esempio dal prodotto di 3 fattori:
- l'inverso della quantità di energia contenuta in un barile di petrolio, anche se questa quantità varia al variare della qualità di petrolio considerato, espressa in barrel of oil per Joule [Bbl J-1],
- il prezzo internazionale di un barile di petrolio espresso in dollari americani per barile di petrolio [US$ Bbl-1], e
- l'inverso del tasso di cambio Dollaro Americano vs. Euro espresso in [€ US$-1].
È lo stesso processo di calcolo che attua un imprenditore quando vuole calcolare il costo di produzione di un suo prodotto. Il prodotto ha un costo totale pari alla somma di tutti i costi sostenuti per la sua produzione.
Inoltre i beni o i servizi prodotti da un imprenditore hanno anche un prezzo di vendita assegnato dal mercato. Questo prezzo potrà essere maggiore, uguale o minore del costo di produzione a seconda dell'equilibrio tra domanda e offerta di quel prodotto, determinando in tal modo il successo o il fallimento dell'impresa.
Al contrario, ad un ecosistema non potrà mai essere assegnato un prezzo di vendita semplicemente perché non può esistere un mercato: manca il venditore!
Un mercato è il luogo di incontro tra venditori e compratori. Senza venditori non ci possono essere compratori e senza venditori e compratori non può esistere un mercato.
Un ecosistema è un prodotto di Gaia e non un prodotto umano. Per i prodotti di Gaia, l'offerta dovrebbe essere fatta da Gaia, non dalla popolazione umana, perché è Gaia che produce gli ecosistemi ed è Gaia che dovrebbe venderli. Ma Gaia non vende ecosistemi, Gaia non fa offerte.
I mercati sono invenzioni umane.
Inoltre Gaia continua a produrre ecosistemi sia in presenza che in assenza della popolazione umana. Quindi Gaia non è sensibile alla domanda umana.
Di nuovo i mercati sono invenzioni umane.
I mercati non hanno e non possono avere nulla a che fare con le interazioni Gaia/Homo sapiens.
Come non è possibile chiedere a Gaia quanto è disposta a pagare per evitare che la popolazione umana distrugga un ecosistema per costruire un antroposistema o quanto è disposta ad accettare per permettere alla popolazione umana di distruggere un ecosistema per costruire un antroposistema, così non è possibile alcuna forma di contrattazione tra Gaia e la popolazione umana.
Nulla vieta alla popolazione umana di creare un mercato fittizio degli ecosistemi, trattandoli né più né meno alla stregua di merci o azioni. In questo caso, però la popolazione umana fungerebbe sia da offerente sia da acquirente.
Questa è una operazione lecita da un punto di vista delle leggi umane ma è un'operazione illecita da un punto di vista delle leggi fisiche. Ma che ci volete fare! Una volta erano leciti anche i mercati degli esseri umani: i mercati degli schiavi. Oggi tali mercati sono illeciti ma continuano di fatto ad esistere! vedi il mercato dei minori, il mercato del sesso, il mercato dei clandestini, ma anche il mercato delle piante e degli animali protetti per la conservazione della biodiversità.
Gli ecosistemi non sono prodotti equiparabili a nessun prodotto umano, perché:
- gli ecosistemi sono gli elementi di Gaia che rendono la Terra un Pianeta Vivente,
- gli ecosistemi sono gli elementi di Gaia che permettono alla popolazione umana di vivere ed evolversi grazie alla produzione dei servizi ecosistemici,
come abbiamo visto in altra parte dello scritto.
Fate Voi! ma ricordate un vecchio detto: «Chi è causa del suo mal, pianga se stesso».
Dato che il valore assegnato ad un ecosistema potrà essere correttamente sempre e solo un costo di produzione e non un prezzo di vendita, per le ragioni intrinseche che abbiamo appena discusso, tutti i metodi usati fino ad ora per il calcolo delle «esternalità ambientali» del tipo «disposto a pagare per evitare o disposto ad accettare per permettere», ricadenti nelle tre categorie:
- metodi manifesti; Market Price Method, Productivity Method, Hedonic Pricing Method, Travel Cost Method,
- metodi imputati: Damage Cost Avoided, Replacement Cost, Cost Substitute o
- metodi espressi: Contingent Valuation Method, Contingent Choice Method
sono da scartare. Infatti tutti questi metodi di valutazione sono basati su modelli di simulazione dei mercati e quindi non sono applicabili per la valutazione del valore di un ecosistema. Ripeto: vanno rigettati in blocco.
Per una disamina dei vari metodi vedi ecosystemvaluation.org.
Alcuni studiosi sono arrivati per altre strade a queste stesse mie conclusioni affermando che:
il problema fondamentale con una stretta analisi economica della tutela della salute dell'uomo e dell'ambiente naturale è che la vita umana, la salute e la natura non possono essere valutate correttamente in termini monetari; esse sono senza prezzo. Priceless: on knowing the price of everything and the value of nothing. The New Press 2004, ISBN 1-565-84850-0.
Fate bene attenzione che anche in questo caso si parla di prezzo e non di costo, perché tutto ha un costo ma non tutto ha un prezzo.
Anzi per essere più profondi: «nella realtà tutto ha un costo e niente e nessuno ha un prezzo». Mentre il costo misura l'input necessario di energia e risorse per costruire qualcosa, il prezzo è uno strumento di distribuzione della ricchezza tra membri della popolazione umana. Il prezzo è un modo per assegnare profitti e perdite ai membri della popolazione umana, come singoli, come famiglie, come comunità e come società di nazioni-stato diverse.
La popolazione umana può solo sottrarre, per un tempo più o meno lungo, ecosistemi a Gaia per realizzare antroposistemi, limitando o bloccando l'evoluzione, riducendo la biodiversità e l'ecodiversità, diminuendo la resistenza e la resilienza di Gaia verso le perturbazioni, in particolare verso l'emissione di biossido di carbonio, con il conseguente riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Ma nell'agire così la popolazione umana non regola un mercato, piuttosto perturba Gaia, la quale, in quanto sistema termodinamico omeorretico, si posizionerà nel tempo su un nuovo punto di equilibrio che potrà essere ancora buono per il mantenimento della Vita sulla Terra ma forse meno buono per il mantenimento in vita della specie umana sulla Terra.
Come il sistema economico non considera e quindi non riconosce una controprestazione al lavoro volontario prestato all'interno di una famiglia o di una comunità da coloro che si prendono cura delle persone e dell'ambiente, così il sistema economico non riconosce alcun valore agli ecosistemi, ma, anzi, assegna un valore economico via via crescente alle superfici oggetto di sviluppo antroposistemico, arrivando a riconoscere valori economici stellari a quei terreni trasformati in deserti di calcestruzzo e vetro ad opera della popolazione umana.
Una manifestazione di questo fenomeno, conosciuta da tutti gli agricoltori, è data dalle rendite catastali assegnate ai terreni agricoli classificati Bosco o Prato rispetto alle rendite catastali assegnate ai terreni agricoli classificati Seminativo, Vigneto o Frutteto; le prime sono inferiori alle seconde!
Anche questo è un non senso della scienza economica basata sui mercati. La popolazione umana fino ad oggi ha sempre assegnato valore agli antroposistemi e mai agli ecosistemi. Un sentimento ed un rispetto nuovi dovranno animare l'agire umano nei confronti degli ecosistemi per cambiare i principi di guida delle scelte di uso del territorio (land use), di valorizzazione e gestione degli ecosistemi, di progettazione degli antroposistemi e di gestione dell'energia e della materia nelle varie fasi di prelievo da Gaia, di uso nell'ambito degli antroposistemi e di reinserzione in Gaia.